‘Roma Zona Fuxia’, Nudm domani a Piazza del Popolo

Roma – Prosegue la mobilitazione di Non Una Di Meno-Roma in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne.

Dopo i sit-in di piazza Montecitorio e Ponte Garibaldi del 25 novembre, le attiviste saranno in piazza del Popolo domani alle ore 16 per dichiarare Roma “zona fuxia”, che e’ anche il colore scelto per abiti, nastri e striscioni.

“Nel pieno della seconda ondata l’Italia e’ divisa in zone gialle, arancioni e rosse- scrivono le transfemministe in una nota stampa- La zona fuxia non e’ una citta’ ne’ una regione: e’ uno spazio di lotta e di possibilita’, di solidarieta’ e di relazione da costruire assieme per trasformare l’esistente e immaginare la vita oltre la pandemia.”

“Sono prima di tutto le donne a pagare il prezzo dell’emergenza sanitaria in corso. I numeri parlano in generale di vite a rischio e di responsabilita’ collettiva ‘ma non siamo tutt* sulla stessa barca’.”

“Le conseguenze del lockdown si misurano nei dati della violenza domestica (+119%) destinati ad aumentare ancora con le nuove misure di confinamento, con i centri antiviolenza femministi e le case rifugio che hanno dovuto far fronte a un’emergenza nell’emergenza per non lasciare nessuna da sola e con l’accesso all’aborto che e’ diventato ancora piu’ complicato”.

“Come in tempi di ‘normalita”, la famiglia e la casa continuano a essere luoghi di oppressione e di conflitto, i tribunali e gli ospedali luoghi di violenza istituzionale. I cimiteri dei feti ne sono l’emblema. ‘In questi mesi le nostre vite sono state travolte, non ci siamo mai fermate’.”

“Lavoratrici e madri sono obbligate a un’impossibile conciliazione tra lavoro e famiglia, tra salario e salute. Ma sono soprattutto le donne e le persone lgbtqia+, migranti, precarizzate e non garantite a pagare la crisi e a perdere per prime il lavoro (sono gia’ 470mila le donne che hanno perso il lavoro per la crisi economica da pandemia).”

“Il ricorso sistematico al lavoro gratuito, precario o mal pagato non e’ corrisposto da nessuna valida misura di sostegno al reddito e al salario, dall’inclusione nel welfare, dal supporto per la cura di bambini, malati e anziani.”

“Oggi, Confindustria continua a difendere gli interessi padronali e si parla esclusivamente di un ‘ristoro’ per chi, con le nuove misure restrittive, perdera’ i propri profitti”.

Scrivono ancora le attiviste: “La tenuta della sanita’ e della scuola mostra un sistema sociale distrutto dalle politiche di austerity e fondato sulle diseguaglianze. Il corpo delle donne e gli ecosistemi condividono lo stesso destino: risorse gratuite, inesauribili e a disposizione. Questa violenza sta arrivando oggi a un punto di non ritorno, l’emergenza sanitaria ne e’ solo un segnale.”

“È necessario un cambio di rotta radicale gia’ a partire dall’utilizzo del Recovery Fund. Pretendiamo che le risorse vadano a finanziare sanita’ e scuola pubblica, a garantire un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare veramente universale e non familistico che liberi le donne dal carico esclusivo del lavoro di cura.”

“Lottiamo per un permesso di soggiorno europeo slegato dalla famiglia e dal lavoro, per le risorse ai centri antiviolenza femministi e alle case rifugio, per un nuovo piano antiviolenza che metta al centro autonomia e autodeterminazione.”

“Non vogliamo essere solo una statistica sulle ‘nuove poverta”- avvertono- non siamo ‘angeli’, non siamo ‘eroine’. Se abbiamo una missione non e’ quella di accudire una societa’ che ci opprime e ci sfrutta, ma di trasformarla radicalmente”, concludono.