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Santa Croce in Gerusalemme e l’Elemosiniere del Papa

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La notizia di oggi è l’avventurosa discesa agli Inferi del Cardinale ed Elemosiniere di Sua Santità il Papa in un tombino a Santa Croce in Gerusalemme per ridare la corrente agli occupanti abusivi di un immobile ivi collocato. Fin qui nulla di male: la stampa italiana la presenta così, come un atto di giustizia e di pietà cristiana nei confronti di un gruppo di sventurati, molti dei quali gravemente malati, alcuni necessitanti di energia elettrica per il funzionamento di apparati salvavita. La realtà però non è così semplice e così chiara.
Conosco personalmente quello stabile che era, fino al 2012/13, la sede di Roma Centro della soppressa INPDAP: sede chiusa in seguito all’accorpamento, voluto nel 2012, fra INPDAP ed INPS e sede presso la quale, quando ero sindacalista, ho assistito ad un convegno sulla previdenza complementare.
A Roma, come è noto alle cronache ed a chi ha memoria, esistono dei professionisti dell’occupazione abusiva di destra (casapound) e di sinistra – che potremmo definire extraparlamentare – in particolare Action il cui esponente di punta è il famoso “Tarzan”, al secolo Andrea Alzetta che fu dichiarato “non proclamabile”, dopo aver ottenuto un seggio in consiglio comunale nelle elezioni del 2013 che portano Marino al Campidoglio. Il partito era SEL ed Alzetta scontava precedenti pendenze giudiziarie che avevano portato, stando a quanto si legge dalle notizie di stampa dell’epoca, condanne penali per violenza aggravata che l’Ufficio Elettorale Centrale ritenne coerente con il superamento del limite di durata della pena per i condannati con sentenza definitiva (d.lgs. 235/2012).
Da questo punto di vista tanto l’occupazione fascista quanto l’occupazione comunista orbitano sullo stesso piano: quello dell’abusivismo illegale, tanto più che entrambe si finanziano utilizzando quegli spazi che, in teoria, dovrebbero essere riservati alla permanenza degli occupanti senza fissa dimora come luoghi di aggregazione ed erogazione di servizi (feste, aperitivi, cene, concerti e discoteca) che si svolgono al di fuori delle norme di sicurezza, dei regolamenti comunali e, probabilmente, di quelle fiscali.
Basta andare sul sito di “Spintimelabs” (lo trovate con una semplice ricerca su google) per verificare che attività di natura economica – inclusi eventi aperti al pubblico – si svolgono nei locali di un palazzo per uffici che a tutto potrebbe essere destinato tranne che a fare, di volta in volta, da – cito dal sito in questione – “un’osteria, un laboratorio di birra artigianale, una falegnameria, una sala prove”. Niente di diverso, in dodicesimi, da quello che fanno i Camerati poco distante dalla ex sede INPDAP, vicino alla Stazione Termini. Certo l’occupazione fascista è molto più vecchia ed è stata il germe che, negli anni, ha prodotto attività economiche, un vero e proprio partito politico con candidature a livello locale e nazionale, collegando un sottobosco di gruppi e gruppuscoli di estrema destra, emittenti radiofoniche, centri sociali fascisti e singoli cani sciolti.
La differenza non è di poco conto, chi scrive ne è perfettamente consapevole (e non vuole affrontare qui la tematica della ricostituzione del disciolto PNF che pure si porrebbe in questo caso) ma la radice è la stessa: l’illegalità di un’occupazione abusiva di una proprietà pubblica o privata.
La domanda che si pone a questo punto è semplice: come sia possibile, in un paese ricco ed in una grande capitale europea, che il settore Pubblico non riesca a definire, avviare e gestire progetti di housing sociale a favore delle sacche di povertà – immigrata o meno – utilizzando le risorse pubbliche e cofinanziate dal bilancio dell’Unione Europea. Progetti che in altri paesi esistono e funzionano, progetti che possono partire proprio dalla riqualificazione pubblica di spazi come l’ex sede INPDAP, progetti che devono o dovrebbero essere la risposta alla illegalità delle occupazioni abusive, progetti che, ovviamente, porterebbero lavoro nel settore dell’edilizia. A patto che sia chiaro che non occorre nuova cementificazione di spazi verdi periferici o ultra periferici, ma un attento lavoro di recupero e riqualificazione del patrimonio abitativo esistente non a fini speculativi, ma a fini di inclusione sociale. In questi spazi riqualificati e funzionali, poi, onlus, associazioni e servizi di prossimità potrebbero certamente trovare una ideale collocazione per tutti quei progetti di integrazione, professionalizzazione, avvicinamento e mediazione culturale che devono essere il corollario alla semplice offerta di spazi abitativi per garantire una società più integrata, aperta e solidale, ma in un contesto di regole, di certezza del diritto, di tutela della proprietà privata e pubblica.
Come sempre la conclusione è sconsolante e sorge dall’evidente stritolamento di ogni possibilità razionale di approccio al problema dovuto alla confliggenti pressioni dei militanti e dei professionisti dell’abusivismo, all’insipienza delle amministrazioni locali, al disinteresse completo del governo in carica rispetto alla crisi abitativa che, anche in un paese di mutuatari e proprietari di prima casa, esiste e persiste in numeri non certo trascurabili.

CB

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