RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Se potessi avere ottanta euro al mese

Più informazioni su

picierno_delirioLa campagna elettorale permanente che affligge l’Italia da vent’anni ci ha appena regalato un’altra delle sue prestidigitazioni in stile “guarda il dito e non la luna”. Ingredienti del misfatto: una buona dose di populismo, il malanimo tipico del carattere italiano, le ricche poltrone all’europarlamento.

Apre Pina Picierno, renziana folgorata sulla via di Strasburgo, con la ormai famosa battuta degli ottanta euro – ci si riferisce allo sgravio IRPEF che il governo ha previsto per i redditi da lavoro dipendente inferiori a 25 mila euro annui – che basterebbero “per due settimane di spesa”.

Apriti cielo. Non mettere le mani nei conti degli italiani se non vuoi scatenare un vespaio e, viceversa, metticele se il vespaio è quel che cerchi. Ed ecco la stizzita eurocandidata campana esibire, con sdegno, il proprio personale scontrino a Ballarò, mentre sui giornali i commenti online dei lettori oscillano dal “siete come Berlusconi”al “io con ottanta euro ci faccio tutto il mese”, per passare dal “pasteggiate a ostriche e bottarga?” e finire con una invettiva contro il caffè e cornetto al bar la mattina (nuovo vizio del borghese capitalista, pingue e diabetico, malattia tipica delle classi abbienti).

Tutta questa fuffa fa il paio col Berlusconi furioso che attacca tutto e tutti purché si scriva di lui e con Grillo Capitan Fracassa che si prepara alla presa della Bastiglia se “vincerà le Europee” (e che vorrebbe dire?).

Le sfide che il paese ha davanti sono ben altre e chi si abbandona, paraculescamente, a certa prosopopea elettoralistica o lo sa bene (e il fato gli faccia scontare questa malafede) o non lo sa e, allora, sarebbe meglio che quel poco sale in zucca che dimostra di avere lo inducesse ad occuparsi di altro e non della cosa pubblica.

Invece siamo tutti qui a discettare di scontrini della spesa. Attendiamo con ansia la riforma fiscale. Attendiamo con ansia la fine delle sovvenzioni pubbliche alla triplice sindacale. Attendiamo con ansia la liberalizzazione delle professioni. Attendiamo con ansia una politica abitativa seria. Attendiamo con ansia  una riforma dello Stato che coniughi democrazia sostanziale ed efficienza decisionale (e sappiamo che così non sarà). Attendiamo con ansia una nuova politica industriale. Attendiamo con ansia una riforma del sistema di collocamento pubblico e dei relativi ammortizzatori sociali. Attendiamo con ansia una riperimetrazione del settore statale e la fine del settore “parapubblico” (tutta quella galassia di società miste che costano uno sfracello al contribuente). Attendiamo con ansia il superamento della Corte dei Conti e l’introduzione di un Servizio Nazionale di Audit sul modello del National Audit Office inglese (così invece di esporre un bacchio dorato su un cuscino rosso una volta all’anno a soldi persi, forse impediremo che vengano sperperati mentre si usano) e via dicendo.

Attendiamo che l’Italia cambi verso. Perché per ora il disco è il solito, l’orchestra suona la stessa melodia di sempre e il Titanic si avvicina pericolosamente alla zona dei ghiacci perenni.

(Cosimo Benini)

Più informazioni su