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Si conclude il “Pomeriggio del riciclo: Altro che rifiuti!”: raccolti 75 kg di plastica e consegnati 60 euro in 150 minuti

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I candidati al Consiglio Comunale Maria Ioannilli e Marco Rapisarda lanciano un appello “alle realtà sane e produttive” della città, alle Associazioni di categoria, agli esercizi commerciali e alla Grande Distribuzione Organizzata “occorre mobilitarsi subito per scongiurare l’allarme rifiuti che i precedenti Sindaci non sono stati capaci di risolvere”

Raccolti 75 Kg. di plastica e consegnati 60 euro in 150 minuti:

“dare valori ai rifiuti” è la soluzione per aiutare Roma e i Romani

Si conclude il “Pomeriggio del riciclo: Altro che rifiuti!”: 500 i cittadini intervenuti durante l’appuntamento.

Sono stati raccolti 75 kg di plastica e consegnati 60 euro in 150 minuti, alla presenza di 500 cittadini romani intervenuti durante l’evento. A conclusione del Pomeriggio del Riciclo “Altro che rifiuti” presso la sede del Comitato per il Candidato Sindaco Alfio Marchini di Via Ostiense, in collaborazione con Arciragazzi Comitato di Roma onlus, i Candidati al Consiglio Comunale di Roma Marco Rapisarda e Maria Ioannilli lanciano un appello a tutti i Romani, agli ospedali, esercizi commerciali e GDO:

“Cominciamo a ragionare di materiali piuttosto che di rifiuti e troviamo soluzioni articolabili a livello locale che consentano ai cittadini di ricevere benefici sulla frazione organica. Urge puntare alla realizzazione di impianti di compostaggio condominiali, che utilizzino la frazione vegetale degli scarti domestici ed eventualmente gli sfalci di manutenzione del verde, coinvolgendo la filiera dei riciclatori che potrebbe svolgere una azione di sostegno economico al processo sulle altre frazioni. Istituire ecopunti potrebbe essere una buona soluzione per il conferimento diretto, in cambio di diverse tipologie di benefici (economici, sconti tariffari, buoni acquisto) da riconoscere ai cittadini, di frazioni selezionate di materiali di scarto. In questa azione si potrebbe coinvolgere la grande distribuzione. Puntiamo alla intercettazione dei materiali prodotti dagli utenti non domestici assimilati (commercio, terziario etc). Facciamo una politica specifica nei confronti delle grandi utenze non domestiche per intercettare, in particolare, i beni post consumo che non entrano nelle filiere degli imballaggi (esempio ospedali, alberghi, caserme etc.). Occorre mobilitarsi subito per scongiurare l’allarme rifiuti che i precedenti Sindaci non sono stati capaci di risolvere”.

Durante l’appuntamento, voluto fortemente dai candidati al Consiglio Comunale di Roma Maria Ioannilli e Marco Rapisarda, le bottiglie di plastica che i cittadini hanno portato sono state raccolte e scambiate con un corrispettivo in denaro.  L’obiettivo è cambiare prospettiva sul problema rifiuti, considerandoli un bene e non uno scarto di cui disfarci. Questo per dimostrare che i rifiuti sono una risorsa e che il relativo sistema di gestione è inefficace perché non raccoglie e recupera, è inefficiente perché costa troppo, non è equo perché non ripartisce i benefici del recupero dei materiali. In realtà i materiali che noi comunemente trasformiamo in rifiuti hanno un valore “intrinseco” – continuano i candidati – esiste cioè una catena del valore di questi materiali a cui però, secondo i modelli organizzativi adottati nel nostro paese, non partecipano tutti gli attori che intervengono nel processo di produzione, uso e trattamento dei materiali stessi”.

 “Urge un cambiamento culturale che vada verso un vero sviluppo sostenibile che sappia creare economia e allo stesso tempo tutelare l’ambiente” – dichiara Maria Ioannilli, Professore aggregato presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma “Tor Vergata” – Facciamo un esempio. Un produttore di bottiglie di plastica è obbligato a versare al CONAI, Consorzio Nazionale Imballaggi, un contributo ambientale (CAC) di 110 € per ogni tonnellata di bottiglie prodotte, per fare in modo che lo stesso CONAI, mediante lo specifico consorzio che si occupa del riciclo della plastica, COREPLA, assicuri il ritiro ed il riciclo delle bottiglie una volta che queste diventano rifiuti. Il produttore vende le sue bottiglie ad un imbottigliatore, a cui ovviamente trasferisce il costo del CAC. L’imbottigliatore vende le sue bevande imbottigliate ad un distributore, che altrettanto ovviamente pagherà il costo della bottiglia, del CAC e della bevanda. Un consumatore compra una bevanda in bottiglia pagando il costo della bottiglia, del CAC, della bevanda e della commercializzazione. Quando il consumatore butta via la bottiglia, di fatto getta il valore della bottiglia stessa e del CAC. Il consumatore, inoltre, paga il Comune perché ritiri i propri rifiuti. Le bottiglie gettate via, però, vengono raccolte da COREPLA, vengono trattate (grazie ad i contributi del CONAI che nel 2011 ammontavano a 302.591 milioni di € ) e poi vengono vendute da COREPLA ai riciclatori (l’ammontare delle vendite nel 2011 è stato di 116.999 milioni di €). In questa catena, quindi, gli unici che hanno una perdita secca sono i consumatori i quali pagano per comprare i materiali dei loro imballaggi plastici e poi pagano perché questi materiali vengano trasformati in rifiuti (TA.RI.) e poi pagano ancora (CAC) perché qualcun’altro recuperi il valore che essi hanno gettato via. La domanda, quindi, é: perché i consumatori, se “trattano” bene i loro materiali aiutando a riciclarli non dovrebbero avere un beneficio economico?”

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