Speranza e il sottile crinale fra precauzione e regime

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Io credo che si sia arrivati ad una affermazione sesquipedale, di una gravità inaudita, fatta con grande leggerezza: quando si dice: “proveremo a incidere su alcuni pezzi della vita delle persone che consideriamo non essenziali. Ci sono cose che sono fondamentali e cose che non sono fondamentali” e poi si apre alla delazione di Stato affidata a zelanti e odiosi vicini, allora si è rotto un argine.
Saranno costoro a decidere cosa sia lecito fare o non fare nelle proprie case? Sarà una circolare del Viminale (chiedere alla barista multata per essersi fumata una sigaretta da sola dopo aver alzato la mascherina).
Chi stabilisce se sto tenendo una festa in casa, se posso ricevere un amico, se posso parlare o meno con qualcuno? L’occhiuto alfiere dello ius politiae in versione Speranza?
Un conto è chiedere responsabilità, un conto è “statalizzare” la vita privata. Questo è massimamente illiberale: neanche nella Germania Est – dove eventualmente eravate imbottiti di cimici persino sotto alla coppa del cesso – si è arrivato a tanto. Una frase del genere sta bene in bocca al caudillo di turno. Non è tanto il principio epidemiologico per cui è bene evitare assembramenti che viene in questione, quanto l’insoppriminile, atavico e sempre rinveniente spirito paternalistico da Regime – che corre carsicamente nel nostro ordinamento – a riemergere come un soffione.
No, ai cittadini si può e si deve chiedere collaborazione e responsabilità, si deve anche chiedere di limitare al massimo le riunioni domestiche, ma lo si deve fare utilizzando come leva il senso di responsabilità, il civismo, l’adesione volontaria al principio di precauzione.
Non si può tutelare la salute con la delazione! Con la repressione di polizia! La violazione definitiva della privatezza, il diritto per il potere pubblico addirittura mediante occulte ed occhiute delazioni di sindacare la sfera intima delle famiglie, delle persone.
La certificazione giuridica di una capitis deminutio maior: da cittadini a sudditi di un potere assolutista.
Tanto vale dare una copia delle chiavi di casa alla Digos ed essere pronti alla deportazione sanitaria nei covid hotel.
L’Italia assomiglia sempre più alla Cina di Xi Jin Ping (ormai presidente a vita), ma con una classe dirigente da valzer sul ponte del Titanic.
Ed è normale dato che in Parlamento non abbiamo partiti democratici, ma chiuse oligarchie di potere che si autolegittimano e si autoeleggono per meriti parentali, di corrente, per scambio di interessi.
E’ interrotto ormai da lustri quel circuito virtuoso dei partiti di massa che andava dalla società alla politica e dalla politica alla società. Loro sono dentro e noi siamo fuori e, massima ironia della storia, queste scelte arrivano proprio da una maggioranza sostenuta da un movimento antipartitico, la prova indubitabile che l’antipolitica è l’anticamera del regime.
E la tragedia di tutto ciò è che non esiste un’opposizione liberale che insorge, anzi temo che non esista più neanche il liberalismo che, insieme al socialismo democratico, ha costituito la spinta propulsiva del progresso europeo occidentale dopo la seconda guerra mondiale. Esistono solo milioni di cittadini soli, spaventati, vessati e sempre, sempre più incattiviti.
E’ possibile che soltanto a me vengano i brividi a vedere un ministro della Repubblica fare un’affermazione del genere in televisione e venir ricoperto di applausi?
Cui prodest, ministro Speranza?

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