Teatro, privati a Comune: no soldi solo a pubblico, Tdr non trasparente

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Roma – A Roma “la cultura non si fa solo con il Teatro dell’Opera o il Teatro di Roma”, ma anche con i tanti luoghi di spettacolo dal vivo privati che oggi lanciano il loro grido d’allarme all’amministrazione capitolina per chiedere di non dimenticarsi di loro e “spartire le risorse in modo piu’ equo tra gli enti culturali pubblici e noi privati”.

Dal Sistina all’Agis Lazio, dai sindacati all’Unione teatri chiusi, dall’Unione teatri romani a diverse realta’ territoriali, come Cresco Lazio e il coordinamento spettacolo dal vivo della regione Lazio, sono molte le realta’ intervenute oggi in commissione capitolina Cultura, presieduta da Eleonora Guadagno. Un’audizione collettiva voluta dalla pentastellata per ascoltare i teatri privati romani colpiti dalla crisi scatenata dal Covid-19 che “ha esaltato le differenze sociali”.

La sospensione delle attivita’ culturali e’ stata tra le prime misure prese per contrastare il Coronavirus, ha ricordato Guadagno, e cosi’ “tutto il comparto e’ stato tra i primi a pagare il prezzo”, a partire dai “lavoratori autonomi, precari intermittenti”. Ecco perche’ secondo la consigliera “e’ necessario ripensare il sistema economico e l’intero mondo del lavoro”. Tant’e’, a esordire e’ stato Fabio Morgan dell’Unione teatri chiusi che ha chiesto di “velocizzare le pratiche legate ai bandi” e di seguire l’esempio del Mibact che “procede tramite autocertificazioni”.

Ma non solo, perche’ Morgan ha parlato anche di “schiaffo morale” riferendosi al Teatro di Roma, “dove invece aumentano consulenze e stipendi”. Un apripista che Massimo Arcangeli di Agis Lazio non si e’ lasciato scappare. “Il settore e’ martoriato, ascoltarlo e’ un atto dovuto”, ha detto, anche perche’ “la dimensione del settore privato e’ una significativa componente dell’offerta culturale. La componente pubblica assorbe risorse non indifferenti e mette in difficolta’ l’amministrazione per affiancare i teatri privati che con fatica cercano di dare una identita’ culturale.”

“In un momento cosi’ drammatico, bisogna prestare attenzione e dare una prospettiva di rilancio. Vorrei capire quali sono gli strumenti che l’amministrazione intende mettere in campo perche’ si possa ristabilire un incentivo al consumo culturale”. Poi, Arcangeli si e’ riferito alle disposizioni non ancora definitive del Comitato tecnico scientifico per riaprire i teatri e ha tenuto a dire che “e’ necessario far comprendere che un luogo che fa attivita’ di spettacolo non puo’ essere una sala operatoria”.

Anche la Cgil ha chiesto al Campidoglio di “focalizzarsi maggiormente sulla promozione e la valorizzazione dei teatri privati, visto che quelli pubblici ricevono gia’ i finanziamenti. Che poi vanno anche controllati, perche’ non e’ pensabile che chi prende soldi pubblici poi non paga compagnie e lavoratori”. E ancora: in vista delle riaperture secondo il sindacato “bisogna fare un accordo con il Comune sulla sicurezza dove siano tutti coinvolti”. Anche per la Cgil, poi “e’ necessario fare un focus su quello che sta succedendo al Teatro di Roma. Sono anni che c’e’ poca trasparenza nella gestione e il Comune se ne deve fare carico. Il Consiglio e il presidente sono in scadenza, ma non sappiamo che succede, sono spariti”.

E se Guadagno ha promesso “una commissione proprio sul Teatro di Roma entro il mese”, Gigi Pezzini della Fistel Cisl e’ tornato a battere su una maggiore presenza dello Stato sulla cultura, per evitare “il disequilibrio tra fondi ai pubblici e quelli ai privati che vivono in precarieta’”. Maggiore allineamento tra i provvedimenti della Regione e del Comune ha chiesto il Coordinamento dello spettacolo dal vivo della regione Lazio, mentre Cresco Lazio ha sottolineato che “la maggior parte di noi non potra’ affrontare la riapertura la pubblico in tempi brevi. Serve da parte del Comune e delle istituzioni una grande attenzione e risorse, oltre l’apertura di un tavolo tecnico operativo”.

Anche per la Uil la “paura” e’ di non riuscire ad aprire in sicurezza. “La riapertura potrebbe diventare una chiusura per alcuni, e per questo “servono ammortizzatori sociali”. Mentre per quanto riguarda il Teatro di Roma il sindacalista ha aggiunto: “Auspico che qualsiasi decisione venga bloccata in attesa del confronto pubblico”. È “perplessa su tutto” invece l’Unione dei teatri di Roma: “Con incontri di 5 minuti non credo che possiamo portare alcun contributo per i tantissimi problemi che ci sono, ma credo che un confronto con gli operatori e’ fondamentale perche’ il teatro privato a Roma significa tantissimo anche in termini di occupazione”.

Infine, anche Massimo Romeo, direttore del Sistina e rappresentante della Confcommercio Roma ha spiegato che “la mia attivita’ e’ coperta per il 90% dagli incassi di botteghino. Partiamo da questi numeri. Io non sto qui a lamentarmi e chiedere, io chiudo e basta e cade un baluardo romano e nazionale come il Sistina. Roma Capitale- ha aggiunto- deve alzare la testa e dire che qui non facciamo i monologhi nei cortili. È bellissimo- per carita’, ma e’ un’altra cosa, non e’ la soluzione per un settore che e’ parte importante dell’economia del Paese e di Roma. Non si puo’ pensare che solo il Teatro di Roma e il Teatro dell’Opera facciano cultura”. Guadagno ha rassicurato infine che “ci saranno altri incontri. Ci facciamo carico delle vostre richieste e le porteremo in Assemblea capitolina, facendoci anche promotori di un tavolo. Le risorse agli enti pubblici e’ una riflessione che va portata avanti, perche’ il Teatro dell’Opera prende gran parte dei fondi”.

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