Quantcast

Testa-collo, Asl Rm 1: migliori outcome chirurgia robotica transorale

Più informazioni su

Roma – Negli ultimi anni la chirurgia robotica è stata introdotta in numerose discipline mediche tra cui l’otorinolaringoiatria. In particolare ampia applicazione sta avendo la chirurgia robotica transorale, cioè qualsiasi procedura chirurgica che si avvale dell’uso di un robot chirurgico per rimuovere una malattia dalla dalla gola passando attraverso la bocca.

Il vantaggio principale è consentire al chirurgo di accedere ed operare in strutture anatomiche, altrimenti non accessibili attraverso la bocca. Quindi, la chirurgia robotica consente l’accesso a parti della regione della testa e del collo che altrimenti richiederebbero operazioni più invasive con maggiori rischi e problemi post-operatori per il paziente, su tutti il dolore ed una lunga degenza post-operatoria. L’agenzia di stampa Dire ha approfondito il tema con il dottor Paolo Ruscito, direttore della UOC Otorinolaringoiatria Asl Roma 1.

– Sono stati eseguiti presso l’Ospedale San Filippo Neri i primi interventi di chirurgia mininvasiva con la piattaforma robotica Da Vinci. Quali chirurgie possono essere seguite con questa metodica e quali sono i vantaggi per il medico e per il paziente? “La chirurgia robotica con il sistema Da Vinci, utilizzato presso l’ospedale San Filippo Neri, rappresenta il sistema più avanzato per effettuare interventi di chirurgia mininvasiva a carico della testa e del collo. In particolare trova applicazione in due tipologie chirurgiche: la transorale (TORS) caratterizzata dal fatto che l’accesso avviene attraverso la bocca ed è possibile operare la faringe e la laringe.”

“L’altro impiego interessa invece la chirurgia del collo, dove per lo più trova applicazione in operazioni a carico della tiroide e delle paratiroidi. Tale approccio ha largo impiego in quei paesi in cui è ‘vietato’ e considerato non etico, dal punto vista religioso, violare seppur per ragioni mediche il collo delle pazienti donne. Oggi nel nostro ospedale, in linea con quanto accade in gran parte dei paesi ad alto grado di sviluppo, la chirurgia transorale robotica rappresenta il gold standard per il trattamento di determinate patologie del faringe e della laringe”.

“Dunque l’accesso, al momento dell’operazione, si effettua attraverso la bocca sia in caso di patologie benigne sia per patologie tumorali- prosegue Ruscito- Tale metodica consente di raggiungere zone profonde della gola (faringe e laringe), che in precedenza si potevano operare unicamente passando dall’esterno, con approcci molto più invasivi.”

“I vantaggi di tale tecnica, conseguenti alla minor invasività dell’atto chirurgico, consistono in una maggiore sicurezza per il paziente, un ridotto impatto su quegli organi sani, che in precedenza si violavano solo per raggiungere la zona malata, e di conseguenza il minor rischio di complicanze ed una contrazione dei tempi di guarigione ed un conseguente più rapido inoltro ad eventuali percorsi riabilitativi post-chirurgici”.

-Sono previsti dei corsi formativi? “Mentre il robot ha una larga applicazione in specialità come l’urologia o la ginecologia, in altri distretti, come testa-collo, non è così ampio il suo impiego. Per questo, mentre per le prime è più facile accedere a percorsi di formazione in più centri nel nostro territorio nazionale, per quanto riguarda la testa ed il collo, in Italia attualmente non esiste nessun centro che sia certificato a fare formazione per la chirurgia robotica transorale.”

“Nella maggior parte dei casi i percorsi formativi sono organizzati dalle aziende produttrici o distributrici dei sistemi robotici. Personalmente mi sono formato nel 2010 prima in Italia e successivamente negli Stati Uniti”.

-In ambito sanitario le disuguaglianze esistono. Spesso un cittadino che vive in certe aree geografiche può beneficiare di cure più sofisticate rispetto a chi vive in altre. Così si attiva un certo ‘turismo della salute’ con costi maggiorati per il Ssn. Secondo lei lavorando sul campo, i fondi del Pnrr saranno in grado di colmare il gap e le disuguaglianze? Quale potrebbe essere secondo lei la ‘ricetta vincente’ per riuscirci definitivamente? “Il Pnnr ha fornito degli obiettivi precisi all’Italia per beneficiare di questi fondi. In particolare l’incremento delle reti di assistenza sanitaria territoriale con l’impiego della telemedicina, ove possibile, e l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale sono le risposte alle necessità emerse prepotentemente con la pandemia da Covid-19.”

“Se invece osserviamo il fenomeno del ‘turismo sanitario’, ossia la migrazione di pazienti in altre regioni per sottoporsi a cure, è un fenomeno noto nel nostro Paese su cui vanno compiute scelte precise per invertire la rotta. In ogni caso posso dire, tornando alla chirurgia robotica, che nelle regioni meridionali questa è ben rappresentata. Bisogna lavorare piuttosto per creare sistemi di rete in funzione delle patologie.”

“Parlo da chirurgo con formazione oncologica, alcune malattie sono trattate con protocolli diversi in relazione al centro dove ci si rivolge, non per mancanza di tecnologia ma per scarsa condivisione di percorsi diagnostico-terapeutici, di dati di cura e risultati di follow-up”.

“Al San Filippo Neri, come presidio ospedaliero della Asl Roma 1, che raccoglie una serie di ospedali e di strutture ambulatoriali sul territorio- conclude Ruscito- stiamo lavorando per creare un’unica realtà integrata, in cui il paziente accede attraverso le strutture ambulatoriali territoriali o dei presidi ospedalieri, per essere trattato, a seconda della malattia e della sua complessità, a livello ambulatoriale od ospedaliero.”

“La strutturazione di un sistema di rete territorio-ospedale ha come scopo quello di liberare gli ospedali da quelle attività che possono essere svolte sul territorio ed in regime ambulatoriale, come la fase diagnostica o quella riabilitativa post-chirurgica, con maggior conforto del paziente e senza congestionare gli ospedali. In tal modo questi possono liberare risorse da indirizzare ad un incremento di offerta al paziente di cure di maggior complessità, sia mediche che chirurgiche”. (Agenzia Dire)

Più informazioni su