Un Governo che tira a campare, ma farà tirare le cuoia all’Italia

La contrapposizione fra “frugali” e “cicale” è uno dei tanti tentativi di fumisteria politica che cela l’incapacità della classe dirigente italiana di incidere in modo significativo sulla realtà economica e sociale del paese. L’Italia è un paese troppo anziano, con un fisco che funziona male, iniquo e sbilanciato, regole complicate e piene di eccezioni, una difficoltà di base nei rapporti fra amministrazione ed amministrati, un clima atavico di profonda sfiducia reciproca (per lo Stato il cittadino è sempre colpevole salvo prova contraria, per il cittadino lo Stato è sempre manchevole ed inefficiente e spesso anche provando il contrario tale convizione persiste). L’Italia fa i conti con la “questione meridionale” dal giorno dopo l’Unità, senza speranza di soluzione da più di 150 anni ormai, ma soprattutto in Italia vige una regola non scritta figlia di un tratto antichissimo della cultura nazionale: esiste, infatti, una insanabile discrepanza fra quel che formalmente ciascuno dovrebbe fare e quel che, in sostanza, ognuno fa. Il medico ospedaliero fa intra moenia e lavora in ambulatorio, il dipendente pubblico fa il doppio lavoro al nero, il professionista fattura e non fattura e via discorrendo. Se tutti facessimo quel che siamo pagati per fare, saremmo già sulla strada del recupero. In questi mesi di tregenda, abbiamo assistito ad una serie di scelte deliranti del Governo, in una logica di tipo paternalistico che ha alternato momenti da “stato di polizia” a situazioni di estremo lassismo sul piano sanitario, scelte tutte ispirate da una volontà di deresponsabilizzare l’Autorità e scaricare tutto su un cittadino suddito, terrorizzato da una campagna mediatica suicida che non ha puntato su una informazione oggettiva e corretta, ma si è caratterizzata per contradditoriertà, ridondanza di informazioni da fonti multiple e un profluvio di dichiarazioni di personaggi che prima della pandemia nessuno intervistava e che hanno scoperto l’orgasmo provocato dalle telecamere. Il caso delle mascherine è esemplare: non serve uno scienziato per capire che sono fondamentali, sempre. Eppure ne abbiamo sentite di tutti i colori: servono, non servono, all’esterno no, all’interno si, la Regione X le rende obbligatorie, la Regione Y no. Lo spettacolo dato dai “Governatori” poi (personaggi che si chiamano in realtà “Presidente della Giunta Regionale”) è stato deteriore: una sfilza di “vedettes” pronte a prostituirsi alle telecamere fra polemiche, sparate vergognose e leaderismi d’accatto. Una buffonata senza fine. Con l’eccezione parziale di Bonaccini, da Zingaretti a De Luca, da Zaia a Fontana, passando per Santelli abbiamo assistito ad un circo vergognoso.
Il Governo per suo conto, anzichè adottare politiche serie di contenimento, chiudendo parti del paese in base al bisogno, ha deciso per il suicidio economico a priori al grido di “io non voglio responsabilità” ed ha chiuso l’intero Paese, anche dove non ci sono mai stati focolai rilevanti.
Adesso, con le scarselle vuote, si pietiscono denari dall’estero, ma, nei panni degli Olandesi, io vincolerei quei denari a fondo perduto a una piattaforma minima di impegni cogenti in termini di indicatori macroeconomici e di finanza pubblica, affidandone la verifica agli audit della Commissione Europea.
Se si vuole mantenere la “sovranità nazionale” non si chiedono decine e decine di miliardi di euro agli altri paesi.
Se si chiedono soldi “a babbo morto”, allora bisogna dare qualcosa in cambio e cedere parte della sovranità.
Qualcuno mi spieghi che differenza c’è fra chiedere i denari dell’ESM o MES che dir si voglia (che sono ricavati da risorse in parte nostre) e chiedere il soccorso del “Recovery Fund” che è una sorta di superMES.
Ma non sarebbe stato più semplice ampliare le emissioni obbligazionarie che finanziano il pool di risorse del MES?
Entia non sunt multiplicanda sine necessitate.
L’hanno scordato tutti, pare, eppure non è difficile da capire.

CB