Un ristoratore: lavorare fino alle 18 è inutile, piuttosto chiudo

Roma – “Chiudo per il momento, almeno avro’ buone possibilita’ di riaprire”. Andrea Ianne, 37 anni, titolare del Core Bistrot in via delle Palme, nel quartiere Centocelle a Roma, racconta la sua storia e offre uno spaccato sul difficile momento di ristoratori ed esercenti costretti a fare i conti con la nuova stretta del Governo, che ha imposto ai locali la chiusura alle ore 18. Abitante di Centocelle, Andrea e’ stato tra i primi a scommettere sulla zona, aprendo un locale li’ dove un tempo c’era un bisca.

“Tanti locali aprono proprio alle 18. Noi a quell’ora iniziamo a vedere persone. Quindi lavorare a queste condizioni servirebbe non a sopravvivere, ma ad affondare”. Eppure la sua attivita’ conta diversi coperti e un ampio spazio esterno, ma l’orario e’ troppo penalizzante per chi lavora principalmente con il pubblico della sera.

“Io ho 5 dipendenti, ragazzi a cui tengo, con loro sono stato molto chiaro: vi aiuto anche di tasca mia se posso, nei limiti, ma se resto aperto potrei perdere troppi soldi e non so cosa potrebbe accadere fra uno o due mesi. Se invece chiudo, almeno posso provare a ripartire, non dico dal punto in cui sono, ma quasi”.

Ma quello che non riesce proprio a spiegarsi Andrea e’ “che senso ha avuto finora adeguare il locale, fare il ‘poliziotto’ con i clienti per 2 mesi obbligandoli a mascherine e distanziamenti, per poi chiudere”.

Tra le cause, secondo Andrea, c’e’ la parola ‘movida’: “Ma scherzi? Il grave errore e’ questo, considerarci luoghi della cosiddetta ‘movida’. Noi siamo operatori della ristorazione e non stiamo a Campo de’Fiori o a Testaccio. Vorrei far riflettere che questo decreto vale in egual modo per i locali del centro di Roma, come per un piccolo locale di provincia. Mi sembra che come al solito, per il comportamento errato di alcuni pagano tutti. Che senso ha?”.

La risposta Andrea la conosce e la ha anche affidata ad un post su Facebook: “Abbiamo accettato il rischio di navigare a vista con tutti i rischi che ne conseguono per una piccola azienda come la nostra, ma ad oggi riscontriamo una confusione folle. Con regole che cambiano ogni 3 giorni, senza preavviso e che ora ci impongono di lavorare al 25% rispetto ai periodi pre-Covid.”

“Questo significa che non ci si sta chiedendo di navigare a vista, ma di navigare alla cieca in mezzo ad una bufera. Non giudichiamo le scelte prese da chi ci rappresenta, ma prendiamo atto che, dagli ultimi provvedimenti, sembra che si ritenga il nostro settore uno dei vettori principali di contagio”.

E cosi’ la scelta: “Non abbasseremo la saracinesca definitivamente, saremo aperti ancora qualche giorno per dar fondo alle scorte, poi chiuderemo”.