Villa Maraini: con quarantena rischio abuso alcol

Roma – “C’e’ il rischio, ma lo potremo verificare solo a posteriori, che le persone in quarantena possano trovare nell’alcol un antidoto alla noia e all’angoscia”. Cosi’ all’agenzia di stampa Dire Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini.

“I piu’ fragili potrebbero trovare, in questa condizione di stress, un sollievo apparente nell’oblio indotto dalle bevande alcoliche o anche dagli psicofarmaci. Tutti si preoccupano dei tossicodipendenti, ma loro sono abituati all’emergenza e a forti condizioni di stress e questo periodo non gli influenza la vita piu’ di tanto. Anche perche’ loro delle disposizioni del decreto se ne fregano abbastanza continuando a uscire per comprare la dose giornaliera; d’altronde non e’ che il mercato della droga si ferma per il coronavirus”.

Villa Maraini continua la sua opera di assistenza psicologica e sanitaria verso i tossicodipendenti, naturalmente con tutte le precauzioni imposte dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. “Gli operatori indossano guanti e mascherine e all’interno dell’ambulatorio abbiamo creato le migliori condizioni per rispettare le distanze di sicurezza- fanno sapere da Villa Maraini- il desk, per fare un esempio, da cui solitamente avviene la distribuzione del metadone e’ stato spostato, sono stati messi dei distanziatori fisici e si entra uno alla volta”.

Il problema piu’ grande e’ stato nella comunita’ terapeutica dove l’abbraccio era una delle pratiche piu’ importanti e sponsorizzate mentre adesso e’ diventato il primo divieto. “Pero’ anche li’ siamo riusciti a organizzarci- sottolineano dal centro di cura- il gruppo terapeutico ora si svolge all’aperto, nel nostro parco, ovviamente tutti muniti di mascherina e distanziati. Ovviamente gli utenti hanno continuato a venire sia perche’ comunque il decreto prevede di uscire per chi deve seguire un percorso terapeutico, ma soprattutto perche’ vogliono continuare a venire specialmente in questo periodo di forte stress. Non hanno voluto mancare neanche l’appuntamento delle 18 organizzando un flash mob unendosi con i ragazzi del Centro di prima accoglienza”. L’attivita’ del centro continua e la speranza e’ che “i centri come il nostro non vengano chiusi perche’ questo farebbe sentire gli utenti abbandonati e le conseguenze potrebbero essere gravissime”.