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Violenza donne, Lucha y Siesta: ci siamo h24, sia al telefono che in chat foto

Roma – La Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’ a Roma non si spegne e, in piena emergenza sanitaria, rinnova l’appello alle donne che subiscono violenza a non sentirsi sole, offrendo una reperibilita’ h24 per colloqui telefonici (al numero 3291221342), attraverso email (all’indirizzo nonseisola.lucha@gmail.com) e via chat con l’account Facebook @lucha.ysiesta.

Una sospensione nella sospensione, quella in cui e’ finito il centro antiviolenza e casa rifugio di via Lucio Sestio 10, in attesa di un distacco utenze e di un’asta sullo stabile che pero’, ad oggi, “sono stati sospesi per effetto dei Dpcm sul contenimento del contagio da coronavirus”, come spiega all’agenzia Dire Simona Ammerata, della Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’. Nonostante questo stato di sospensione, pero’, “stiamo continuando a fare il nostro lavoro- racconta- e abbiamo anche ampliato i mezzi per entrare in contatto con le donne, perche’ abbiamo letto i dati sul tema provenienti della Cina e sappiamo che in momenti di crisi economica e sociale le condizioni di violenza si acuiscono, soprattutto in una condizione di reclusione in casa. Una situazione che ci preoccupa, soprattutto sul lungo periodo”.

Per molte donne, infatti, stare a casa “significa perdere il lavoro” e “laddove per molte portare i bambini a scuola e andare a lavorare erano un pezzo di autonomia conquistata, questa situazione le rimette h24 nel lavoro di cura e in una situazione di controllo e di pericolo. Un discorso che vale per tutte le donne, ma anche per le soggettivita’ Lgbtq”. Sono “molte in questi giorni le nuove telefonate di richiesta di sostegno di donne che ci segnalano violenza da parte di familiari, padri, fratelli, mariti- continua Ammerata- A seconda delle necessita’ le donne le incontriamo anche di persona, osservando tutte le procedure di sicurezza per noi e per loro. Ci chiedono soprattutto consulenze legali, un aiuto per andare via, perche’ adesso non possono nemmeno rifugiarsi da familiari e amici. Con i decreti del Governo vanno rispettate una serie di norme su distanze e sanificazione ed e’ difficile accogliere queste donne in emergenza, perche’ potrebbe significare non rispettare le regole di distanziamento”. Per questo, “stiamo facendo un lavoro di verifica per capire quanti posti ci sono ancora su Roma, perche’ temiamo siano finiti”.

“Nel decreto Cura Italia, come rilevano tutte le associazioni- aggiunge l’attivista- non sono previste misure specifiche sulle donne che vogliono uscire dalla violenza, sia dal punto di vista economico che dell’ospitalita’. Le Procure, poi, hanno diminuito tutti gli interventi, per cui anche le misure cautelari ora ci mettono piu’ tempo ad arrivare e, soprattutto, vanno per criteri di priorita’ che ancora non abbiamo capito quali sono”.

Sul lungo periodo “il problema e’ che una serie di certezze svaniranno- ipotizza Ammerata- e in una dimensione in cui la cultura non e’ quella di lavorare sulle emozioni, sulla comunicazione, esplodono le forme di violenza. Ma noi ci dobbiamo far trovare pronte, requisendo dei luoghi per la quarantena e per l’accoglienza delle persone che si trovano in una situazione di difficolta’.

Nel nostro caso, accogliere le donne, sempre in sicurezza”. La parola d’ordine e’ ‘programmare’: “Stiamo studiando il decreto Cura Italia per capire quali ammortizzatori sociali ci sono per le donne che hanno gia’ perso il lavoro, avendo occupazioni gia’ molto precarie- sottolinea Ammerata- ci stiamo attrezzando per sostenerle anche nelle vertenze con i datori di lavoro. E poi, con strumenti virtuali, stiamo immaginando video e contributi sul sostegno alla genitorialita’ o sull’educazione alle differenze di genere, da destinare a ragazze e ragazzi. Lavoreremo- conclude- affinche’ al decreto si aggiungano allegati che affrontino questioni specifiche, in particolare rispetto alla violenza sulle donne dai punti di vista legale, sociale, di sostegno all’accoglienza ed economico”.