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Voucher. Maritato (Assotutela): “Governo crei buon lavoro”

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Voucher. “Quattro regioni Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Un quadrilatero del nord Italia dove l’uso dei voucher ha raggiunto livelli inaccettabili precarizzando il lavoro e rendendolo sempre più povero. Elaborando i dati Inps scopriamo infatti che nel 2016 in Lombardia ne sono stati utilizzati più 25milioni, in Veneto 17milioni, in Emilia 16.779.319, mentre più di 10milioni in Piemonte. Conti alla mano solo in queste quattro regioni i voucher venduti sono stati poco meno di 70milioni”. Lo dice Michel Emi Maritato, presidente di Assotutela.

Voucher. Maritato (Assotutela): “Governo cancelli vergogna della precarizzazione e crei buon lavoro”

“Il panorama della nuova frontiera della precarizzazione del lavoro si è formato in pochi anni: introdotti per regolare le attività lavorative di tipo accessorio e natura occasionale, strada facendo se ne è fatto un uso sempre più distorto – ricorda Maritato – e così i voucher hanno perso la loro originaria natura di applicazione, basti pensare che globalmente nel 2016 in Italia ne sono stati venduti oltre 134milioni, mentre nel 2008 erano stati poco più di 500mila. Oltre 68milioni invece nel 2014. E tra i settori dove sono stati maggiormente staccati i buoni lavoro troviamo quello del commercio, dei servizi e del turismo. Dopo vari tentennamenti, adesso il governo sta cercando di porre rimedio a questo desolante panorama e sono allo studio varie soluzioni. Ad oggi però l’unica certezza è che i voucher non saranno più utilizzati a inizio 2018”.

Michel Emi Maritato

Michel Emi Maritato

“Occorre evitare che il loro mancato utilizzo spinga milioni di persone verso forme di sfruttamento e di lavoro nero – conclude Maritato – Per questo motivo sarebbe auspicabile che una fisionomia aggiornata e più equa di remunerazione come quella attuale rimanesse, ma solo se rigidamente regolata: ad esempio stabilendo l’eccezionalità dell’utilizzo e la loro temporaneità. Decidendo poi un tetto massimo per il committente che non può superare i trenta giorni di lavoro. Ma poi c’è la vera sfida, quella che una democrazia non può rimandare. La sfida si chiama buon lavoro. Occorre dare la possibilità a intere generazioni di trovare una dignitosa realizzazione nella vita. Su questo il governo deve svegliarsi, deve investire, deve puntare decisamente per gli anni a venire. Perché un Paese che non guarda ai giovani e al loro futuro è un Paese senza avvenire”.

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