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ZIngaretti e la nuova sede del PD

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Zingaretti ha detto che “sbaracca”, bontà sua, la vecchia sede del PD. Nella nuova, sembra, dovrà esserci una libreria e un piano terra aperto a tutti. Insomma, un open space della politica, magari – aggiungerei – mettici qualche macchinetta del caffè, Nicola, e uno spaccio di pastarelle che la gente entra.

Io resto sempre esterrefatto di fronte a queste semplificazioni da supermercato, come se bastasse dare una mano di vernice al corpaccione oligarchico del PD per dire “ok, famo finta de gnente, semo tutti amici, votatece e statece”. Non è così.

Lo dice la storia. In Italia c’è un grosso, grosso problema di pauperizzazione del ceto medio, c’è un enorme problema di violazione dell’art.53, Costituzione (quello che dice, in sostanza, chi più ha, più deve dare), c’è un colossale problema di lavoro nero, un’economia criminale che non soltanto alimenta violenza e soprusi, ma scaccia l’economia legale, facendole dumping finanziario e desertifica le nostre città, costringendo chi lavora onestamente nel commercio a chiudere. E, in fondo, esiste anche un incolmabile vuoto di partecipazione che non può essere riempito coi sacri lavacri delle “Primarie”.

Un partito è un partito: deve avere un’ideologia, un vertice, una linea politica di base, sezioni, congressi e un Segretario eletto dai delegati al Congresso. Punto. Non si fugge.

Ora, Zingaretti potrà anche garantire un oper bar ogni mercoledì dalle 16 alle 20, apericena il martedì e il venerdì dalle 19 alle 23 e ristodisco il sabato con incursioni nella dance ‘70/’80, ma cosa c’entra questa storiella della sede con la sostanza di un grande partito di massa? Niente.

Io vorrei capire altro e lo chiedo – certo che mai risponderà – al Segretario Zingaretti:

  • caro Segretario, che linea ha il tuo partito sul lavoro dipendente e sulla precarizzazione che disarticola la vita e il futuro dei giovani?
  • Caro Segretario, che linea ha il tuo partito sulla difesa del diritto alla maternità delle donne e sulla conciliazione del loro ruolo genitoriale con il diritto al lavoro e ad una retribuzione dignitosa?
  • Caro Segretario, che linea ha il tuo partito sulla salvaguardia del nostro ambiente e sugli effetti del disastro climatico incombente? Hai intenzione di ripararla la rete idrica nazionale? Hai intenzione di mettere a posto dighe ed invasi? Hai intenzione di combattere la pesca abusiva nei mari, l’abbandono della montagna, l’utilizzo dissennato del territorio, l’abusivismo edilizio (in certe parti d’Italia ormai un cancro endemico)? Hai intenzione di combattere davvero l’inquinamento in città, imponendo una evoluzione nei sistemi di riscaldamento/raffreddamento degli immobili pubblici e privati?
  • Caro Segretario, che linea hai sulle dinamiche della spesa pubblica? Sui 150 miliardi di “consumi intermedi” della PA? Sull’autonomia “rinforzata” e sul disastro che deriverebbe da un’Italia divisa anche finanziariamente fra regioni più favorite e regioni più svantaggiate?
  • Caro Segretario, che linea hai sulla politica delle infrastrutture, sul rilancio dei porti, del trasporto su rotaia, sulle nuove tecnologie applicate al traffico merci?
  • Caro Segretario, pensi davvero che potrà il tuo partito dare un riferimento politico al lavoro dipendente che oggi non si sente più rappresentato da nessuno e quindi vota dove capita, con tanto danno per le sorti del Paese?

Ecco. Io risponderei prima a queste domande e poi deciderei quante macchinette del caffè e quanto spazio dedicare alla libreria nella nuova sede del PD.

CB

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