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Nordio, sulle intercettazioni la legge c’è, i pm la interpretano al contrario

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CARLO NORDIO

CARLO NORDIO

Il magistrato Carlo Nordio interviene oggi sul problema delle intercettazioni con un editoriale pubblicato dal Messaggero. “La definizione, scrive Nordio, da parte di alcune Procure, delle linee guida sulla gestione delle intercettazioni, può sembrare, e in parte è, una buona notizia. Perché finalmente si è capito che l’art 15 della “Costituzione più bella del mondo”, che santifica il precetto di inviolabilità delle conversazioni private, era andato, da tempo, a farsi benedire. Ma la buona notizia si ferma qui (…).
(…) “Se siamo arrivati – osserva Nordio – a questo saccheggio del diritto alla privacy, la colpa non è tanto del legislatore, quanto della stessa magistratura. La legge c’è, ed è chiarissima. L’art 268 6° comma del codice di procedura penale dispone infatti che le registrazioni e le comunicazioni possono essere utilizzate dopo la loro trascrizione nella forma della perizia, sentite le parti, se ne fanno richiesta. E invece, con una discutibile propensione accusatoria, la nostra giurisprudenza si è compiaciuta di interpretare la norma in modo opposto, e i brogliacci della polizia sono finiti, transitando attraverso le richieste del Pm e le ordinanze del Gip, su tutti i giornali. Così è stata vulnerata non solo la tutela della riservatezza, ma anche l’affidabilità della prova. Perché la trascrizione di una conversazione tra un napoletano e un siciliano, fatta da un poliziotto milanese, può essere, e spesso è, viziata da comprensibili equivoci semantici”. L’articolo integrale può essere letto sul Messaggero di carta o nella versione digitale.

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