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Ainis: e chiamiamolo gaytrimonio!

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Il principe Antonio de Curtis eccetera, in arte Totò, interpretando ne Il ratto delle Sabine la parte di un attore alle prese con le imprese di Tito Tazio, il capo dei rapitori, stanco di inciampare nel pronunciare quel nome – Tizio Tazio, Tato Tizio, Tozio Tezio – propose all’autore della pièce, Carlo Campanini, “E chiamiamolo Gaetano!”. Un nome poco rispettoso della storia di Roma, ma sicuramente più semplice da pronunciare. La stessa cosa è capitata a Michele Ainis che oggi, sul Corriere della sera, impossibilitato a districarsi tra le astruse definizioni del matrimonio tra persone dello stesso sesso, volta a volta chiamato unione civile, “specifica formazione sociale” e i nubendi, gli sposini, “parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”, alla fine è sbottato come Totò proponendo “e chiamiamolo gaytrimonio”.

Ainis fa qualche esempio della folle fantasia dei legislatori quando decidono di non chiamare col loro nome le cose considerate tabù dagli oppositori. E così i contraccettivi, nella legge n.194 del 1978, vengono denominati «Mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile». “Prova a chiederne una confezione al farmacista, osserva Ainis, bene che vada ne otterrai in cambio qualche pasticca contro l`emicrania”.

L`istituto maggiormente divisivo, sottolinea Ainis nell’editoriale, “la norma che può incendiare il Parlamento, consiste (…) nell`adozione del figliastro, ossia del figlio naturale del partner. Siccome il fumo dell`incendio s`avvertiva già nell`aria, i difensori della legge hanno provato a battezzare l`istituto stepchild adoption, confidando nella scarsa conoscenza dell`inglese da parte dei loro oppositori. Niente da fare, qualche oscuro interprete deve averli smascherati. Allora hanno scritto la norma in lettere ostrogote. Occultandola nell`articolo 5, intitolato «Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184», che s`apre con queste parole: «All`articolo 44, comma i, lettera b), della legge…». Un altro buco nell`acqua, li avrà traditi qualche esperto di lingue orientali. L`ultima risorsa, a quanto pare, consiste nel sostituire l`adozione con un affido rinforzato, istituto sconosciuto al nostro ordinamento”.

Agli oppositori cattolici, i più impegnati a quanto pare, nel nascondere in formule astruse le novità imposte dai tempi, Ainis ricorda l’insegnamento evangelico «Sia il vostro dire: sì sì, no no; il di più viene dal maligno” (Matteo, 5, 37). Sperare che i politici rispettino l’ammonimento di Matteo – no, Renzi non c’entra – è attesa vana. D’altra parte, i matrimoni maschio-femmina da tempo stanno diventando sempre più rari. Le coppie tradizionali evitano di contrarre matrimonio in chiesa o davanti al sindaco, va di moda la convivenza. Pare che al matrimonio ormai tengano soltanto i gay. E allora, chiamiamolo gaytrimonio e non se ne parli più, come dice Ainis.

Ard

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