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Blitz Ros contro militanti di Militia: volevano porre le basi di una guerra rivoluzionaria

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Volevano «porre le basi di una guerra rivoluzionaria, contrapponendosi alle Istituzioni preposte alla repressione, che non riconoscevano» i militanti di Militia arrestati oggi nel blitz dei carabinieri del Ros. È quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. In tutto sono 16 gli indagati, 5 dei quali sono finiti in manette. Tra i denunciati a piede libero anche un sedicenne, accusato di apologia del fascismo per aver predisposto un «documento-relazione dedicato ai giovani».

Due degli arrestati, in particolare, avrebbero agito «con il proposito di ricorrere alla violenza e di impiegare ordigni esplosivi per colpire gli obiettivi (come Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana)», ma nessun attentato di questo genere è stato poi realizzato. Gli indagati sono tra l’altro accusati, a vario titolo, di aver diffuso «ideee fondate sull’odio razziale ed etnico», sia attraverso la rivista bimestrale ‘Insurrezionè, sia «con striscioni, scritte murarie e manifesti, sia con riunioni e volantinaggio». Bersagli: i rumeni, la comunità ebraica (in particolare quella romana e Pacifici), rappresentanti delle istituzioni (Alemanno, Schifani, Fini e George Bush). Il reato di apologia del fascismo si sarebbe poi concretizzato, si legge nell’ordinanza, attraverso una serie di iniziative finalizzate ad «esaltare principi, fatti e metodi del fascismo»: ancora una volta attraverso la rivista e le scritte, ma anche utilizzando la «Palestra popolare Primo Carnera», a Roma, «per svolgere l’attività di proselitismo e di indottrinamento politico». Una struttura, la palestra, «impiegata anche quale base logistica per effettuare le attività proprie dell’ ‘Organizzazione politica di stampo Nazional-Rivoluzionariò, con finalità antidemocratiche proprie del disciolto partito fascista e antimperialiste, denominata ‘Militià». Gli indagati, secondo l’accusa, si sarebbero dati da fare per costituire «una struttura politica più ampia», sempre proiettata a «esaltare la violenza quale metodo di lotta, per fini xenofobi e antidemocratici», cercando «ulteriori seguaci» (attraverso volantinaggio, «contatti in chat Skype e di persona») e «alleanze con altri gruppi, come ‘Avanguardia Lazio’», fino ad organizzare per il 22 maggio 2010, sempre nella ‘Palestra popolarè, una ‘Adunanza nazionalè «alla quale avevano aderito non meno di 87 ‘cameratì»: riunione poi saltata a causa di un altro intervento del Ros. Otto delle persone coinvolte, poi, sono accusate di aver dato vita ad una vera e propria associazione per delinquere finalizzata a compiere una serie di «azioni delittuose»: dai reati già indicati di apologia del fascismo e diffusione di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, al deturpamento di cose altrui, alla ricettazione. Tutti gli episodi si sarebbero verificati a Roma nell’arco di un triennio, dal settembre 2008 («momento nel quale Militia esordiva nella capitale con una serie di azioni delittuose, xenofobe, antisemite, dirette contro rappresentanti delle Istituzioni e della comunità israelitica»), fino al settembre 2011.

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