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Boss magliana De Pedis: ad autorizzare la sepoltura nella basilica di Sant’Apollinare fu il cardinale Ugo Poletti

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È stato il cardinal Ugo Poletti – all’epoca presidente della Cei e vicario generale della diocesi di Roma – a concedere il nulla osta della Santa Sede il 10 marzo 1990 alla tumulazione della salma del boss della banda della Magliana, Enrico ‘Renatino’ De Pedis, nella basilica di Sant’Apollinare. Il 24 aprile dello stesso anno la famiglia De Pedis ha ottenuto dal Comune di Roma l’autorizzazione al trasporto del cadavere del congiunto «da Roma a Città del Vaticano», pur non godendo la chiesa dell’extraterritorialità. Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, torna per la quarta volta in una settimana sulla vicenda, in una lettera inviata a Walter Veltroni. E annuncia di aver informato la magistratura «delle evidenze emerse» in seguito ai nuovi accertamenti disposti. A 22 anni dai fatti, il ‘giallo’, collegato alla sparizione di Emanuela Orlandi, si arricchisce così di un nuovo capitolo che potrebbe avere anche risvolti giudiziari. Fu una telefonata anonima alla trasmissione ‘Chi l’ha vistò nel 2005 ad invitare a vedere chi era sepolto a Sant’Apollinare per trovare la soluzione del caso Orlandi. Ma la tomba nella cripta della basilica non è mai stata riaperta, nonostante le richieste della famiglia della ragazza scomparsa nel 1983. E dopo l’interrogazione di Veltroni, anche il ministro Cancellieri ora ha portato il suo contributo chiarendo alcune circostanze. La titolare del Viminale ha ribadito che, contrariamente a quanto da lei affermato in un primo momento, Sant’Apollinare non è territorio vaticano e non gode dunque dell’extraterritorialità. Ha riferito quindi i nuovi elementi acquisiti «solo ieri pomeriggio»: Poletti ha rilasciato il nulla osta il 10 marzo alla tumulazione della salma nella basilica; il 20 marzo il rettore di Sant’Apollinare, mons. Pietro Vergari – che definì De Pedis un benefattore – ha attestato che la chiesa è soggetta ad uno speciale regime giuridico; lo stesso giorno la famiglia del defunto ha chiesto assistenza sanitaria per la traslazione della salma dal cimitero del Verano nella basilica, diventata ora, nei documenti, «Stato Città del Vaticano»; il 24 aprile 1990 la famiglia ha ottenuto «dall’autorità comunale l’autorizzazione al trasporto della salma da Roma a Città del Vaticano». E, ha concluso Cancellieri, «visto che sono ancora in corso indagini sulla vicenda, ritengo di informare l’autorità giudiziaria delle evidenze emerse». Veltroni definisce «molto importante» la lettera del ministro. Perchè, sostiene, chiarisce innanzitutto che la basilica non è in una condizione di extraterritorialità e, dunque, la salma del boss «non poteva essere trasferita lì senza l’ottemperanza alle leggi italiane». Cancellieri, continua l’esponente del Pd, ha anche confermato «che nessuna delle autorizzazioni previste dalla legge è stata rilasciata, mai» e questo è «il primo profilo di evidente irregolarità della anomala procedura che ha portato all’incredibile decisione di seppellire il capo di una banda criminale in una delle basiliche di maggiore importanza di Roma». Inoltre, prosegue Veltroni, secondo i nuovi documenti citati dal ministro, «viene realizzata una clamorosa procedura»: la famiglia De Pedis ottiene infatti all’inizio il permesso del Comune per il trasporto del cadavere a Sant’Apollinare, che poi diventa Stato del Vaticano. E il Comune, sottolinea, «fa trasferire un cittadino romano, che non ne aveva diritto, in un luogo diverso da quello indicato nella prima autorizzazione. È evidente che si sono aggirate leggi nazionali e alterate le procedure di autorizzazione locale. Perchè? Chi lo ha fatto?». Infine, l’ex sindaco del Capitale elogia la decisione del ministro di informare l’autorità giudiziaria delle novità. «Chi, come me, ha fiducia nella magistratura – conclude – sa che non sarà inutile».

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