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Capodanno, esplosione a San Basilio: petardo esploso in mano ha innescato reazione a catena

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La passione pericolosa per i botti di Capodanno si è portata via la sua vita ed ha forse sfigurato la nipotina di 4 anni. Cristian Cataldi era un pregiudicato e aveva deciso di festeggiare il 2012 come molti a San Basilio, periferia est di Roma: sparando fuochi d’artificio illegali a più non posso. Era già passata da un pò la mezzanotte quando l’uomo ha acceso l’ennesimo petardo nell’appartamento al primo piano di via Gigliotti, ma non ha fatto in tempo ad arrivare al balconcino per tirarlo giù. Secondo quanto ricostruito da polizia e vigili del fuoco, l’ordigno gli è esploso in mano e ha innescato una reazione a catena con gli altri chili e chili di fuochi stipati in casa. Risultato, il 31enne morto, la figlioletta del fratello gravissima all’ospedale Bambino Gesù, con ferite al viso e a un braccio, altri tre bambini ricoverati. Almeno tre adulti tra i 30 e i 50 anni sono stati medicati. E il bilancio poteva essere anche peggiore: nell’abitazione c’erano per il veglione di Capodanno 15-20 persone, secondo quanto accertato, tra cui i due figli maschi della vittima. A poche ore dalla mezzanotte quello che rimane dei festeggiamenti nella casa di Cristian Cataldi sembra una scenario di guerra. L’appartamento è stato investito dalle fiamme, la caldaia a muro fuori al balcone divelta, i vetri rotti, oggetti d’ogni tipo scagliati in strada e la ringhiera del piccolo balcone è piegata dall’onda d’urto della deflagrazione. Ha tremato tutto il palazzo a sei piani della peggiore edilizia popolare, in questa via chiusa e senza targa. Alcuni giorni fa erano stati sequestrati 30 chili di botti illegali nello stesso edificio. «È stato come il terremoto: ero a letto e il letto si è mosso», racconta una donna che abita a pochi metri dall’appartamento sventrato. «Sono sceso e ho visto i feriti, i bambini con il sangue in faccia», dice un uomo che vive al piano di sopra. Il sangue è ancora tanto anche sul pianerottolo e sulle scale. «Qui sparano tutti a Capodanno, si forma una nebbia bianca per il fumo», commenta un passante. Tra i condomini pochissima voglia di parlare con i giornalisti. Alcuni parenti ed amici di Cataldi hanno insultato e minacciato le troupe della tv e i cronisti. Se la sono presa anche con i medici e gli infermieri dell’ospedale Pertini, quando hanno saputo che era morto. La vittima aveva precedenti per droga, mentre non è confermato che fosse stata denunciata per detenzione di materiale esplodente. San Basilio è un quartiere difficile. Considerato una delle piazzeforti dello spaccio di stupefacenti a Roma, nel 2011 ha visto centinaia di arresti e di perquisizioni delle forze dell’ordine. Nella zona sono numerosi i pregiudicati, i sorvegliati speciali e le persone agli arresti domiciliari. I vigili urbani stamani sono andati a verificare che un uomo ai domiciliari nel palazzo dell’esplosione si fosse trasferito in un edificio vicino e non fosse invece scappato. A poche centinaia di metri da via Gigliotti, nel bar Davide, si parla solo del ‘bottò di Capodanno. Il clima è più sereno, le famiglie vanno a messa nella vicina chiesa. La cassiera racconta che la moglie di Cataldi, Angela, gestisce un grosso alimentari alla fine della strada, via Fiuminata. Le saracinesche del negozio sono abbassate. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che aveva deciso di non vietare i fuochi d’artificio, definisce il pregiudicato morto «una persona particolare con questa mania dei fuochi, di cui faceva anche commercio». Insomma, «una vicenda sui generis». Alemanno si augura che la bambina più grave «possa guarire». «Bisogna fare di tutto per stroncare la fabbricazione e il commercio dei botti illegali. Ci vuole un lavoro culturale», aggiunge il sindaco.

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