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Comune in crisi: Imu più cara e Acea in vendita

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Oltre un miliardo di trasferimenti in meno da parte dello Stato. Quasi 150 milioni di tagli da parte della Regione. E, complessivamente, 730 milioni di euro da reperire in bilancio. Alla vigilia dell’arrivo in giunta della manovra finanziaria 2012, il sindaco Gianni Alemanno snocciola le prime, affatto rassicuranti, cifre: «In totale noi ci troviamo non solo a dover fronteggiare le richieste dello Stato ma a dover trovare complessivamente 730 milioni di euro». Quindi annuncia l’aumento delle aliquote Imu: «Sulla seconda casa aumenterà del 3 per mille e sarà portata al 10,6 per mille, ovvero al massimo. Sulla prima casa stiamo facendo ogni sforzo per tenerla più bassa intorno al 5 per mille». Mentre l’Irpef, «già molto alta, non viene toccata». Non solo: per fare cassa si pensa di vendere il 21% di Acea, l’azienda del comune che fornisce acqua ed energia. Destino che potrebbe toccare anche ad Atac (trasporto pubblico) e Ama (nettezza urbana). Complessivamente i minori trasferimenti dallo Stato a Roma Capitale per il 2012 ammonterebbero a 1.282,7 milioni di euro, di cui 1.022,7 milioni sarebbero coperti dal gettito dell’aliquota base dell’Imu destinata al comune. La differenza sarebbe di 260 milioni in meno. A questi vanno aggiunti «tagli regionali di 148 milioni di euro, 118 milioni sul tpl e 30 milioni sulle spese sociali, minori entrate e altri tagli che devono essere verificati». «Stiamo lavorando giorno e notte per ridurre al minimo le tasse che si scaricheranno sui romani e affinchè i tagli siano orientati solo sui costi della politica, sulle situazioni superflue e non tocchino nè la spesa sociale nè le tariffe dei romani», ha spiegato il sindaco. Ma intanto già il solo conto dell’Imu che si stima pagheranno i romani è salato: 1,5 milardi, senza contare gli aumenti. L’incontro di Alemanno con i presidenti dei municipi romani è scarno di dati e denso di polemiche.«Abbiamo detto ai municipi che faremo tutti gli sforzi possibili per mantenere trasferimenti uguali allo scorso anno – riferisce il primo cittadino -, sapendo che i dipartimenti hanno tagli molto più significativi». Ma i minisindaci sono preoccupati. I temi più scottanti vengono rimandati a domani, giorno in cui la manovra dovrebbe passare in giunta. E giorno in cui verrà affrontata l’eventuale cessione di quote Acea. Nei giorni scorsi era circolata l’ipotesi di una vendita del 21% che porterebbe il Campidoglio a passare dal 51% al 30%, dunque a non essere più l’azionista di maggioranza . La Cgil già punta il dito: «Sappiamo che Roma Capitale intende vendere il 21% delle quote di Acea, perchè ha bisogno di fare cassa. Ma su questo argomento abbiamo una posizione molto chiara – affonda Eugenio Stanziale -: siamo nettamente contrari». Stessa sorte potrebbe toccare Atac e Ama con percentuali e modalità differenti. Ma anche questa è solo un’ipotesi. Per ora.

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