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CRISI | BRUNETTA: L’EURO TEDESCO HA DISTRUTTO L’EUROPA

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Se l’economia tedesca va a gonfie vele e il resto d’Europa non esce dalla crisi, la causa è la sottovalutazione del marco al momento del cambio con l’euro, che ha favorito le esportazioni tedesche a danno dei soci europei e del mercato mondiale. Questo in estrema sintesi è quanto sostiene Renato Brunetta sul Giornale con un’ampia analisi che meriterebbe di essere letta ogni giorno in tutte le edizioni dei telegiornali, così forse la gente capirebbe perché dalla crisi l’Italia non esce, nonostante quel che dicono Letta, Saccomanni e Alfano e che Monti ha detto per tutto il suo mandato.

Brunetta cita un articolo del New York Times, nel quale il premio Nobel Paul Krugman sostiene che la Germania non danneggia solo l’Eurozona, ma la crescita globale. E il miglioramento della sua economia è avvenuto a scapito del resto del mondo, Stati Uniti inclusi, perché punta troppo sull’export e non sulla domanda interna, realizzando surplus della bilancia dei pagamenti superiori a qualsiasi altro Stato europeo, senza alcun meccanismo di redistribuzione grazie a un euro tedesco sottovalutato rispetto ai fondamentali dell’economia nazionale, che consente alla Germania di «drogare» la propria competitività sul mercato esterno.

L’euro tedesco, scrive Brunetta, contro ogni volontà e sogno, ha distrutto l’Europa. È questa la malattia mortale che ci affligge. La soluzione è una sola: i Paesi che registrano un surplus nella bilancia dei pagamenti hanno il dovere economico e morale di aumentare la loro domanda interna, trainando le economie degli altri. Si riequilibrano così anche i conti pubblici e tornano ai livelli fisiologici i tassi di interesse sui debiti sovrani. Quindi i tassi di crescita dei Paesi sotto attacco speculativo. Risolvendo i problemi tanto di questi ultimi quanto dell’intera Eurozona.

La legge di Stabilità – spiega Brunetta – si inserisce nella sequenza viziosa appena descritta. L’impianto minimalista adottato dimostra il timore reverenziale del nostro governo nei confronti della burocrazia di Bruxelles e dell’Europa tedesca. Per invertire il segno va cambiata profondamente, in senso espansivo: con tagli di spesa, riduzione della pressione fiscale e aumento della produttività del lavoro e della competitività delle imprese. Il populismo che il presidente del Consiglio vede crescere in Italia non è rancore nei confronti dell’Europa, bensì rancore nei confronti dell’Europa tedesca, egoista e opportunista.

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