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CRISI | DI VICO: LA FABBRICA DELL’INCERTEZZA LAVORA A TEMPO PIENO

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Con la crisi economica la produzione rallenta, la disoccupazione cresce, ma c’è una fabbrica, una sola, che lavora a tempo pieno e non si ferma mai: è la fabbrica dell’incertezza. Lo sostiene Dario di Vico sul Corriere della sera che così la racconta: “Se c`è un impianto che in Italia lavora tutti i santi giorni e su tre turni è la fabbrica dell`incertezza. A farla girare a pieno ritmo concorrono molti soggetti, che magari agiscono in contrasto tra loro ma che alla fine producono nel cittadino un diffuso sentimento di smarrimento e di oscuramento del futuro”.

Le associazioni di rappresentanza – aggiunge Di Vico – danno il loro contributo. La Cgia di Mestre è diventata come la Settimana Enigmistica, ha subito innumerevoli tentativi di imitazione. In tanti si dedicano alla creazione di statistiche-corrida (alla Corrado) e pur di avere due minuti di visibilità sparano numeri a casaccio. L`altro ieri la Coldiretti è arrivata a mettere in rete uno studio nel quale ha previsto, con oltre un mese di anticipo, che più di 4 milioni di italiani non consumeranno il cenone di Natale.

Per carità, dice Di Vico, nessuno vuol chiudere sulla gravità della crisi e sui profondi mutamenti, persino antropologici, che sta causando ma la quotidiana mitragliata di statistiche ad effetto che ampliano a dismisura questo o quello scampolo di realtà non aiuta nessuno. Le reazioni che le continue iniezioni di incertezza generano sono le più varie e investono anche il tema del risparmio.

Prometeia ci dice che gli italiani sono tornati a metter da parte (+1%), non certo perché il reddito disponibile sia aumentato bensì per effetto di una meticolosa (e dolorosa) spending review familiare. Persino la raccolta delle banche, secondo quanto rilevato ieri da Bankitalia, è cresciuta (+3,7% in un anno) e non certo perché quel denaro sia ben remunerato. La verità è che gli italiani di fronte alla confusione tendono a star fermi e a non consumare.

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