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CRISI | STIGLITZ: L’EUROPA DEVE ABBANDONARE L’AUSTERITY E FINANZIARE LE PICCOLE IMPRESE

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Che la crisi economica non fosse superata lo avevano capito tutti, come tutti avevano capito che l’eurozona soffre per la politica di austerity imposta dalla Germania e dall’Unione europea. Ma sentirselo dire da un premio Nobel fa ancora una certa impressione. Joseph Stiglitz, 70 anni, Nobel per l’economia nel 2001, docente alla Columbia University, ha parlato chiaro nell’intervista concessa al Corriere della sera a margine d’un convegno organizzato a Milano dalla società di gestione Kairos.

Il pianeta, dice Stiglitz, resta un luogo «rischioso, molto più di quanto i politici vogliano farci credere». (…)  «Tutto il mondo presenta rischi: corriamo il pericolo di una nuova impasse politica negli Stati Uniti; un rallentamento della crescita in Cina e in altre economie emergenti; assistiamo alle continue crisi della moneta comune in Europa. Ma il pericolo più imminente per la stabilità dell`economia globale è dato dall`eurozona, che rappresenta un rischio cronico. La struttura dell`area euro ha problemi fondamentali: lo si sapeva da quando è stata creata, e non è una sorpresa che il meccanismo sia entrato in crisi. Sfortunatamente le riforme strutturali, che si sarebbero dovute creare strada facendo, sono state terribilmente lente. E questi problemi, combinati con le politiche di austerità, hanno frenato la crescita.

Per molti giovani però – sottolinea Stiglitz – si tratta di una vera e propria depressione: come altro chiamare una situazione in cui il 5o%-6o% dei giovani è senza lavoro? Sono costi enormi che sconteremo per decenni. Invece di migliorare le proprie abilità, troppi ragazzi le vedono atrofizzare. Purtroppo non vedo nessuna capacità di risolvere i problemi nei prossimi mesi. E questo sfocerà in nuovi rischi per la stabilità non solo dell`eurozona ma dell`economia globale».

«L`Europa deve accelerare sull`Unione bancaria, accompagnandola con un`assicurazione europea dei depositi e un meccanismo di Risoluzione comune; abbandonare le politiche di austerità e puntare invece su politiche per favorire la crescita, sfruttando ad esempio i fondi Bei per finanziare le piccole e medie imprese che faticano ad ottenere credito, e investendo su istruzione e innovazione tecnologica; introdurre gli eurobond, così tutti i Paesi possono indebitarsi a tassi negativi».

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