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DECADENZA | FELTRI: E’ LA MALAFEDE A DECIDERE. TORNIAMO ALLO STATUTO ALBERTINO

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Vittorio Feltri prova ancora una volta sul Giornale a far ragionare i senatori, soprattutto gli ex comunisti che alla costituente hanno difeso con forza l’istituto dell’immunità parlamentare, sull’ingiustizia che si sta perpetrando verso Silvio Berlusconi. Questo fatto della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore per volontà dei suoi colleghi – scrive Feltri – rivela che il vero motore dell`intera vicenda giudiziaria, destinata a schiacciare il capo del centrodestra, è la malafede.

La cui evidenza – aggiunge Feltri – dovrebbe indurre i parlamentari del Pd (quelli del M5S sono culturalmente irrilevanti) a vergognarsi. Essi, pur di raggiungere lo scopo di eliminare l`avversario elettoralmente più pericoloso, sorvolano sul proprio passato, sulla propria storia, sulla necessità di rispettare le istituzioni in nome delle quali affermano di agire.

Si dà il caso – sottolinea Feltri – che siano stati i comunisti, ai tempi in cui nacque la Repubblica, a battersi con maggior vigore affinché fosse il Parlamento a dire l`ultima parola sui destini di un suo membro per quanto accusato di nefandezze perseguite dalla giustizia.

Il giudizio sul presunto reprobo – continua Feltri – andava espresso in forma riservata ovvero con voto segreto, e non palese, per consentire a ciascun inquilino del Palazzo di ubbidire alla propria coscienza anziché agli ordini di partito. In effetti, questa norma è sempre stata osservata finché non si è trattato di decidere sulla sorte del Cavaliere.

Nell`Ottocento – ricorda Feltri – fu introdotto il cosiddetto Statuto albertino, una specie di Costituzione prima maniera. Rileggerlo consente di scoprire particolari assai interessanti. Nello Statuto è detto (il riassunto è nostro, Feltri cita il testo così come è stato scritto nell’Ottocento) che nessun senatore può essere arrestato se non in flagrante delitto e che l’arresto e la condanna possono essere decisi solo dal senato, col voto segreto.

 

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