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Degrado pronto soccorso romani, Polverini: “Tutti hanno usato i soldi della sanità per fare altro. La Magistratura ci deve aiutare”

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«Faremo verifiche. Anche la magistratura deve farlo, ci aiuta». Lo ha detto la presidente della Regione Lazio Renata Polverini nel corso della trasmissione Piazzapulita di La7, dopo aver visto dei filmati registrati con camera nascosta al pronto soccorso del policlinico Umberto I, dove venivano messi in evidenza disagi da parte dei pazienti, tra cui una stanza con 30 pazienti in barella, in attesa di un posto letto, a loro dire, anche da diversi giorni. «Dopo 10 anni di blocco del masterplan per la ristrutturazione dell’Umberto I, ho dato il via libera un mese fa, sia per il pronto soccorso che per la clinica di pediatria. È su quello che abbiamo dato il via libera. Quelle trenta barelle non le ho viste, quindi domani ci torno. Sono sempre nei pronto soccorso – ha concluso Polverini – solo la settimana scorsa ne ho visti tanti».

«Mio padre è morto al San Camillo, e in quelle condizioni. Aveva 29 anni. Lo scambiarono per un anziano perchè era stato malato un anno e mezzo. Io conosco quella struttura, ci vado sempre, se c’è un grido di dolore io lo raccolgo». In collegamento dall’ospedale romano una dottoressa aveva avuto parole animose nei confronti degli esponenti politici: «A noi i pazienti ci restano nel cuore – aveva detto – a voi non ve ne frega proprio niente?». Al che Polverini si è accesa: «Mia madre si è operata al San Camillo, è stata nel corridoio – ha replicato con voce turbata -. Io sono una persona come voi. Nessuno mi può dire che sono diversa, io faccio la strada come voi. Mia madre è stata in un corridoio, ero ragazza e l’ho assistita io. Conosco bene gli ospedali del Lazio. E conosco bene anche il Policlinico. Non stiamo qui per fare pagliacciate – ha aggiunto – io stando qui mi sono assunta delle responsabilità e ci sto mettendo la faccia. È la mia vita» ha concluso.

La sanità è nelle attuali condizioni «perchè tutti hanno rubato, hanno usato i soldi della sanità per fare altro, diciamolo con chiarezza». Così, continua il presidente della Regione Lazio Renata Polverini nel corso della trasmissione Piazzapulita di La7. «Vi posso dire – ha aggiunto – che quando ho introdotto la centrale unica per gli acquisti, le imprese si mettevano fuori dalla porta per mandare l’asta deserta. Ci vuole coraggio anche personale, per fare le cose. A parlare siamo tutti capaci, ma a metterci la vita siamo in pochi. Io non accetto essere considerata una persona che non ha una vita, io ho sofferto ed è per questo che mi sto impegnando». A chi le chiedeva se non sarebbe stato meglio girare sulla sanità in affanno il denaro per i vitalizi concessi agli assessori, Polverini ha risposto: «Sui vitalizi si è detto già troppo. È stato fatto in un momento forse poco opportuno, ma quelle persone pagheranno un contributo come i colleghi del Consiglio regionale. Al S. Camillo è stato dato un appalto per i pasti poche settimane prima del mio arrivo a 30 euro contro la media regionale di 15, per sei anni. A Tor Vergata ho trovato un appalto a 23 euro per 9 anni. Questa è la condizione, al di là delle barelle» che mancano nei pronto soccorso.

«Non sono tenuta solo a commentare ma a fare, nell’ambito di un sistema sanitario commissariato dal 2007 e che ha visto la chiusura di due ospedali romani da parte della giunta di Marrazzo e Montino». «Sono stati chiusi il S. Giacomo e il Regina Margherita, qualcuno dice perchè erano troppo centrali, altri perchè erano in strutture di pregio, quindi probabilmente era utile dismetterli per farci altro – ha aggiunto -. Ho qui un articolo di giornale sui pronto soccorso con la gente in barella. È del 2009. È una situazione che ci portiamo dietro, è il frutto di anni di malasanità. Io non voglio incolpare nessuno». Polverini ha ricordato la situazione dei conti pubblici della Regione Lazio al suo arrivo, confrontandola con quella attuale, dopo i suoi provvedimenti.

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