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E’ arrivato DiBenedetto “Forza Roma” sono le prime parole. A Piazza Affari il titolo vola. Abete: “Grazie ai Sensi”

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«I am very happy to be in Rome», e poi «Forza Roma, forza Roma»: sono state le uniche parole che è stato possibile strappare a Thomas Richar DiBenedetto all’arrivo all’aeroporto Leonardo da Vinci da Boston. Un arrivo «protetto» da un folto gruppo di bodyguard che lo hanno «prelevato» alla scaletta dell’Airbus A330 di Alitalia (ma la livrea era quella di AirOne) e che poi lo hanno scortato per l’intera lunghezza delle aerostazioni fino al Terminal 1 dove speravano di dribblare fotoreporter e cineoperatori. Ma la lunga e faticosa deviazione non è servita a nulla: qui, infatti, l’imprenditore di Boston, già provato dal trasferimento a passo di carica, è stato letteralmente circondato, spintonato, strattonato dagli addetti ai lavori in attesa già dalle 7 del mattino. Alla fine, dopo un capitombolo di alcuni fotografi, protetto anche da agenti della Finanza, DiBenedetto, il viso rossiccio stralunato e gli occhi diventati un filo di lama, ha potuto prendere posto su una vettura che, a quanto è stato possibile sapere, si sarebbe diretta all’hotel Excelsior dove il possibile futuro presidente della Roma dovrebbe alloggiare in questi giorni nella Capitale. Un soggiorno, peraltro, che a giudicare dal piccolo bagaglio che DiBenedetto ha portato con sè, soltanto un trolley che ha viaggiato con lui in «Turistica», non dovrebbe essere troppo lungo. A meno che non approfitti dei colloqui con Unicredit, che sono in programma già da oggi, per fare shopping nella Capitale. Maglioncino color pesca, pantaloni grigio scuro e camicia blu, borsa gialla a tracolla, in mano una copia stropicciata della Gazzetta dello Sport, Thomas Richard DiBenedetto, è stato uno degli ultimi passeggeri a scendere dall’Airbus A 330. Pochi minuti prima un curioso «qui pro quo» ha segnato i suoi primi passi nella Capitale, ingannando gli stessi body guard: questi, infatti, hanno visto prendere posto a bordo del pullmino aeroportuale un signore sconosciuto accompagnato dalla consorte, sotto gli scatti impazziti dei telefonini da parte di operatori dello scalo. Alla fine le grida di incoraggiamento al vero «deus ex machina» della Roma, con scandito ad alta voce in slang romanesco l’incoraggiamento «Daje Thomas, facce vince, Forza Presidente!».

Appare in luce As Roma in Borsa, dopo l’arrivo dell’imprenditore americano Thomas Richard DiBenedetto nella Capitale per concludere l’acquisizione del club Giallorosso. Il titolo guadagna il 2,22% a 1,21 euro con l’indice di borsa invariato.

«Va fatto un grande ringraziamento alla famiglia Sensi per quello che ha fatto a Roma. Ora inizia una nuova avventura, speriamo sia positiva». Lo afferma Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, dopo l’arrivo a Roma dell’imprenditore statunitense Thomas DiBenedetto, sbarcato nella capitale per chiudere la trattativa per l’acquisto del club giallorosso. «L’auspico di DiBenedetto è quello di portare il club fra i primi al mondo. Sarebbe un fatto importante, vedremo quale sarà la capacità di intervenire nella società per dare stabilità al progetto e prospettive», dice Abete, ospite di Radio Anch’io Lo Sport. «Si tratta di Roma e quindi una realtà molto importante, dopodichè tutti lo vedremo alla prova. È importante che affluiscano capitali di altri paesi in Italia, ma continuo a dire che è altrettanto importante che i grandi imprenditori che hanno fatto grande il calcio italiano rimangano ben solidi all’interno delle società di riferimento», aggiunge il n.1 di via Allegri. «Bisogna poi fare attenzione al fair play finanziario», prosegue alludendo alla nuova norma voluta dal presidente Uefa, Michel Platini. «Ci confronteremo con regole più rigide che trasferiscono un messaggio: il calcio deve essere alla portata degli imprenditori e la differenza non la può fare soltanto la possibilità di ricapitalizzare all’infinito», conclude Abete.

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