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Edilizia in crisi nella capitale, disoccupazione e usura. Il suicidio di un artigiano

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L’edilizia in crisi, con 7.500 posti di lavoro bruciati nel 2011. Il grido d’allarme congiunto di sindacati e costruttori. Lo spaccato annuale di Confindustria che punta i riflettori sull’aumento dell’inattività e della disoccupazione giovanile, che supera quota 36%. Il suicidio di un artigiano e il disperato appello della associazione di categoria: «È la solitudine degli imprenditori che porta a questi gesti di disperazione». Sono le facce della crisi che morde la Capitale e che, certi giorni più di altri, si mostra in tutta la sua ferocia. Senza lasciar spazio ad ottimismi. L’Sos edilizia, «il settore che da solo rappresenta il 30% del Pil di Roma e Lazio», arriva nel corso di un tavolo congiunto tra costruttori e sindacati. I numeri illustrati parlano da soli: la compravendita di abitazioni è diminuita del 17,5% in sei anni, -30% di ore lavorate dal 2010 al 2011; -27% di salari; -20% di addetti; -9% di imprese. Il presidente dell’Acer, Eugenio Batelli, tuona: «Le pubbliche amministrazioni devono onorare i contratti che firmano. I ritardi dei pagamenti di due anni stanno diventando la normalità». «La sicurezza nei cantieri rischia di peggiorare. Su 310 cantieri visitati nell’84% abbiamo riscontrato un’inadempienza», dice Francesco Sannino della Feneal Uil. Secondo il sindacalista gli infortuni sul lavoro non si sarebbero affatto ridotti. Il segretario generale della Filca-Cisl del Lazio, Stefano Macale, punta i riflettori sui «sistemi al massimo ribasso che rischiano di essere le lavatrici dei soldi sporchi. Laddove il sistema creditizio chiude le porte agli imprenditori – aggiunge – c’è l’usura». Solo ieri un artigiano romano, che fabbricava cornici, si è tolto la vita nel quartiere di Centocelle, con una corda fissata ad una trave del soffitto del suo negozio. A spingerlo al gesto estremo potrebbero essere stati proprio i debiti contratti, le troppe tasse, l’ombra dell’usura, un dramma ormai radicato nella periferia romana. «È la solitudine degli imprenditori che porta a gesti di disperazione – sostengono dalla Cna -. La crisi non è finita, anzi. Gli artigiani, le piccole e medie imprese e i commercianti non ce la fanno più. Non hanno più appigli a cui aggrapparsi. Il problema del credito non è più solo una faccenda economica, ma una questione sociale». Gli ultimi dati, freddi, sull’occupazione forniti dalla Confindustria territoriale, gettano una luce ancor più tetra sulla situazione: nel 2011 gli occupati aumentano in Italia (+0,4%), nel Lazio invece diminuiscono.

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