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I ‘morsi della fame’ a Piazza Montecitorio foto

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Di Annamaria Marziano

È iniziato il 4 giugno lo sciopero della fame di un gruppo di cittadini italiani che presidiano davanti a Palazzo Montecitorio trasformatosi, ormai da quasi 20 giorni, in luogo di malcontento e protesta. Sostenuta da qualche centinaio di attivisti e promossa da migliaia di Cittadini che si dichiarano apartitici, l’iniziativa ha assunto ulteriore rilievo da quando quattro partecipanti hanno deciso di proseguire ad oltranza lo sciopero della fame che è stato iniziato sotto l’obelisco della Piazza Montecitorio, non senza gravi conseguenze.
La richiesta sottoscritta dai digiunanti contiene un richiamo esplicito e significativo all’art. 50 della Costituzione Italiana il quale sancisce che “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alla Camera per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”. La citazione di questo articolo è chiaramente finalizzata a mettere in evidenza il valore della democrazia diretta, il cui protagonista deve essere il cittadino, nonché il popolo, contrapposta a quella che, secondo quanto dagli stessi sostenuto, è una “falsa democrazia”, che debella ogni possibilità di ribellione ed è atta a soggiogare gli animi più di una vera dittatura.
Il primo obiettivo della suddetta iniziativa è stato quello di presentare, in data 10 giugno 2011, una prima istanza di Petizione ai Presidenti delle principali Istituzioni del Paese, Giorgio Napolitano, Renato Schifani, Gianfranco Fini, direttamente finalizzata a chiedere la riduzione del 50% dello stipendio, degli emolumenti e del vitalizio dei deputati, senatori, di presidenti e consiglieri regionali e provinciali e di sindaci. Richiesta oltretutto sostenuta dal confronto con gli stipendi parlamentari degli altri paesi europei di gran lunga più contenuti rispetto a quelli dei politici italiani.
La petizione sottoscritta dai digiunanti chiede inoltre al Capo dello Stato, di riflettere sulla necessità di una nuova legge elettorale che restituisca agli elettori la possibilità di poter scegliere direttamente i candidati per il Parlamento e per il Senato. È chiaramente espresso il riferimento alla legge n. 270 del 21 dicembre 2005, che ha modificato il sistema elettorale italiano, delineando la disciplina attualmente in vigore, e che, secondo quanto ritenuto dai protestanti è abnorme rispetto all’impianto democratico del sistema elettorale tradizionale, avendo concesso alla classe politica l’opportunità di perseguire una politica di potere personale piuttosto che venire incontro ai bisogni del popolo.
Lo svolgimento dello sciopero della fame a oltranza, da parte di questo gruppo di cittadini in permanenza a Montecitorio, “nasce certamente da un Nostro desiderio spontaneo di richiamare l’attenzione di tanti altri semplici cittadini – sottoscrivono i signori sulla Petizione presentata al Presidente della Repubblica – ma soprattutto vogliamo richiamare l’autorevole attenzione delle Alte Cariche dello Stato su alcuni fattori e aspetti che sono cause determinanti dell’impasse politica e del deterioramento democratico”.
Non a caso, arriva puntuale nella Petizione la richiesta delle dimissione del governo e la promozione di nuove elezioni, con la speranza di recuperare la sempre maggiore distanza fra la classe politica e il Paese.
Una protesta dunque che pretende un accordo definitivo che dia le garanzie minime per un futuro più costruttivo, e dei provvedimenti che mettano limiti di età e privilegi a politici, burocrati e consigli di amministrazione, causa non solo dello stallo politico bensì di una generazione sfiduciata che non si impegna e non si riproduce né economicamente nè demograficamente perché non vede un futuro per sé, alimentando così un circolo vizioso pericoloso.

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