RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Il giallo di Arce, svolta nel delitto di Serena: 5 indagati. Incongruenze, depistaggi, suicidi intorno alla caserma dell’orrori

Più informazioni su

Cinque persone sono indagate per l’omicidio di Serena Mollicone, la ragazzina di Arce (Frosinone) scomparsa il primo giugno 2001 e ritrovata uccisa due giorni dopo in un boschetto di Anitrella. Il procuratore capo di Cassino, Mario Mercone, ha iscritto nel registro degli indagati 4 uomini e una donna con le ipotesi di reato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Tutti e cinque gli indagati saranno sottoposti al test del Dna. Dopo 10 anni senza soluzione, dunque, il giallo di Arce arriva forse vicino ad una svolta. La procura di Cassino non ha mai smesso di indagare e nelle ultime settimane c’è stata un’accelerata alle indagini.

Ci sono anche l’ex fidanzato di Serena Mollicone, Michele Fioretti, 38 anni, e sua madre Rosina Parmigianoni, tra le cinque persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Cassino per le ipotesi di reato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Gli altri indagati sono Marco l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola e suo figlio Marco e Francesco Suprano. Tutti saranno sottoposti al test del dna. La diciottenne di Arce era scomparsa il primo giugno 2001. Fu ritrovata uccisa dopo due giorni in un boschetto di Anitrella, nel frusinate. Il papà di Serena, Guglielmo Mollicone, subito dopo aver appreso la notizia ha commentato: «La mia ostinatezza viene ripagata oggi da un’indagine scrupolosa. Cominciamo a vedere i primi importanti risultati per scoprire chi ha ucciso Serena».

Serena Mollicone aveva 18 anni quando il suo corpo fu ritrovato ai margini di un boschetto nelle vicinanze di Arce (FR): era sparita due giorni prima, il 1° giugno 2001. Le mani e i piedi sono legati e la testa infilata in un sacchetto di plastica: l’autopsia rivela che è morta per asfissia, dopo essere stata colpita alla testa, in un’agonia durata ore. Non c’è stata violenza sessuale, e probabilmente il corpo è stato portato solo in seguito sul luogo del ritrovamento. Il giorno della scomparsa Serena non si era recata a scuola, per recarsi all’ospedale di Isola del Liri – 10 chilometri da Arce – dove ha effettuato una radiografia ai denti. Terminata la visita medica alle 9:30 la ragazza si è recata in una panetteria, e ha acquistato 4 porzioni di pizza e 4 cornetti, forse per dividere il cibo con altre persone. Poi probabilmente ha preso il pullman per ritornare ad Arce. Alle 13:15 sarebbe stata vista nella piazza principale del paese. Serena quel pomeriggio alle 14 doveva raggiungere il fidanzato a Sora, presso uno studio dentistico. Ma a quell’appuntamento la ragazza non si è presentata. Alle nove di sera il padre di Serena ha denunciato la scomparsa della figlia. Forse la ragazza aveva perso il pullman per Sora, e aveva accettato di andare con un automobilista di passaggio. Ma – dice chi conosceva la ragazza – doveva trattarsi sicuramente di un parente o di un amico: Serena non si sarebbe fatta accompagnare da uno sconosciuto. Il giorno del funerale della ragazza i carabinieri prelevano in chiesa suo padre Guglielmo: si tratta di una semplice convocazione burocratica, ma chiamare l’uomo durante la funzione denota non solo un’evidente carenza di tatto, ma anche una precisa strategia per screditare, almeno agli occhi dell’opinione pubblica, Guglielmo Mollicone. Il cellulare di Serena, poi, non viene trovato né addosso alla ragazza né nella sua abitazione: ma alcuni giorni dopo verrà ritrovato da Guglielmo in un cassetto di casa, dove potrebbe essere stato messo appositamente per incastrarlo durante le perquisizioni. Nei giorni successivi la troupe televisiva di Chi l’ha visto, facendo un servizio sul luogo del delitto, si imbatte in un’auto uguale a quella del padre di Serena: dopo un rocambolesco inseguimento, ripreso dalle telecamere dei giornalisti, l’Alfa 175 che si allontana a fari spenti e a tutta velocità risulterà invece guidata da un carabiniere. Il 6 febbraio 2003 verrà accusato del delitto il carrozziere Carmine Belli, inizialmente testimone che aveva avvistato Serena il giorno della sua scomparsa: dopo 17 mesi in carcere, nel luglio 2004 Belli sarà assolto per l’omicidio; lui stesso ammetterà però di non aver visto Serena, e che la sua testimonianza si basava sul suggerimento “di un’altra persona”. L’11 aprile 2008 il brigadiere dei carabinieri Santino Tuzzi si suicida con la pistola d’ordinanza: la versione ufficiale è che si sia ucciso per problemi sentimentali, ma proprio pochi giorni prima di togliersi la vita aveva dichiarato ai magistrati che il 1° giugno 2001 alle 11.30, ovvero il giorno in cui è sparita, Serena si era recata nella caserma dei carabinieri. Secondo la figlia di Tuzzi il suicidio dell’uomo è da collegarsi direttamente alle sue dichiarazioni su Serena. Alla troupe della trasmissione Chi l’ha visto, che da anni continua ad occuparsi del caso, sono poi arrivati messaggi che indicano di cercare nell’ex carcere di Arce e che nella morte di Serena sono coinvolte tre persone, di cui una è morta. L’ex carcere è un edificio abbandonato dove potrebbe essere stata tenuta Serena nelle ore della sua agonia. Negli ultimi giorni sono poi arrivati altri sms anonimi, scritti in uno stile burocratico e con dettagli tanto precisi da far pensare che provengano da qualcuno appartenente alle forze dell’ordine: i messaggi associano il nome di Marco Mottola al supermercato Euro Spin da cui proveniva il sacchetto trovato sulla testa di Serena. Marco è il figlio di Franco Mottola, il maresciallo dei carabinieri che convocò Guglielmo durante il funerale della figlia ed il superiore di Santino Tuzzi. Amico di Serena e residente proprio sopra la caserma dei carabinieri dove si sarebbe recata la ragazza il giorno della sua scomparsa, su Marco furono fatte delle indagini da cui comunque non è risultato nulla, tuttavia il numero di cellulare fornito per le ricerche non corrisponde a quello effettivo. Nel caso di Arce sono numerose le incongruenze che fanno pensare a depistaggi volontari. La voce del popolo sostiene che si sia trattato di un delitto della malavita organizzata, e che Serena sia stata uccisa in quanto testimone involontaria di un traffico di droga illegale: sempre secondo le voci di corridoio, nel traffico sarebbero coinvolti sia Carmine Belli che Marco Mottola …

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RomaDailyNews, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.