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La Lazio attacca, attacca, ma non segna: 0-0 col Genoa

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STEFANO MAURI

STEFANO MAURI

Arrivata a Genova con l’intenzione di vincere, la Lazio ha attaccato fin dal primo minuto e poi ha continuato a attaccare per tutta la partita, costringendo il Genoa a difendersi, bene, e a contrattaccare senza quasi mai impensierire Marchetti, oggi protetto da difensori finalmente pronti. Ma attaccare non serve a niente, se gli attaccanti non sono capaci di infilare il pallone dietro le spalle di Perin. Non è un caso che a fare i soli due tiri pericolosi per la porta rossoblù sono stati due centrocampisti, Cataldi con un tiro deviato miracolosamente da Perin in angolo e con un intervento al volo di testa del sempreverde Mauri che ha colpito la traversa. E gli attaccanti laziali, dove erano?

Felipe Anderson s’è agitato un po’, ha conquistato diverse palle, sprecandole tutte con lanci dove non c’erano compagni e con serpentine interrotte dopo le prime curve dai difensori genoani. All’ultimo minuto ha regalato una palla d’oro agli avversari, facendo arrabbiare addirittura Igli Tare in tribuna. Ma come ha fatto Anderson, che lo scorso anno faceva miracoli, a perdere tutte le palle e, quando le ha conquistate, a regalarle agli avversari invece che ai compagni? Misteri, che tocca a Tare svelare.

Djordjevic è un bravissimo giocatore, con un solo difetto: non si trova mai dalle parti dove passa il pallone, guarda la porta quando la palla è alle sue spalle, si guarda le spalle quando gliela passano dall’altra parte. Si dà da fare, per carità, ma non la prende mai. Milinkovic-Savic è il più sveglio, sta dappertutto, combatte e vince spesso i contrasti, ma quando prende il pallone i suoi piedi impiegano troppo tempo a decidere dove spedirlo. E di solito i piedi degli avversari sono più veloci dei suoi.

Poi è entrato Keita al posto di Mauri e s’è visto finalmente qualcuno con le idee chiare su che cosa fare del pallone. Ne ha conquistati, ne ha difesi, ne ha lanciati ma i compagni l’hanno capito sempre troppo tardi. Ha commesso l’errore di esagerare una spintarella piccina picciò ricevuta in area e Orsato, pur non punendolo, gliel’ha fatta pagare dopo, quando Keita è stato atterrato vistosamente appena fuori dell’area e l’arbitro non ha fischiato. Sarebbe stata una punizione da una posizione favorevole. Ma gli arbitri sono fatti così.

Buone notizie sono giunte dalla difesa, dove addirittura Mauricio, criticatissimo in precedenza, ha giocato con precisione, puntualità e senza commettere falli. Buoni Hoedt e Konko e ingresso molto positivo di Patric, difensore capace di essere utile anche con sgroppate in attacco, entrato al posto di Basta, esausto.

E va bene, la Lazio quest’anno è questa qua, una squadretta che deve contentarsi di un punticino per volta, salvo qualche exploit contro qualche grande, ma non con tutte, s’è visto col Napoli, quando si è limitata a guardare. Qualcuno, maligno piuttosto che no, ha notato che le squadre allenate da Pioli giocano bene un campionato sì e un campionato no. Sarà vero? Speriamo di no.

Ard

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