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La Lazio scopre che il Chievo è una grande e decide di vincere: 4-1

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E’ dall’inizio del campionato che la Lazio gioca bene e vince soltanto quando incontra le “grandi” facendo regolarmente vergognose figuracce nelle partite contro squadre debolucce, provinciali, a rischio retrocessione. Ebbene, oggi la Lazio è riuscita nell’impresa di battere il Chievo, una provinciale che non rischia certo la retrocessione, una signora squadra. E infatti il Chievo approfitta subito dell’errore della Lazio, che non s’è accorta di avere di fronte una squadra ben alta in classifica e la lascia giocare, lasciandole la prevalenza in campo e consentendole incursioni pericolose davanti a Berisha. Pare che i difensori biancazzurri quando incontrano gli avversari facciano a gara a chi gli lascia più spazio: Prego, prima lei! Prego, dopo di lei! E i veronesi ne approfittano subito con Cesar che, al quinto minuto, segna il gol del vantaggio.

Solo allora i biancazzurri – oggi con quell’inelegante maglietta nera – cominciano ad avere dubbi: E se il Chievo fosse una grande squadra e a noi non ce lo hanno detto? Qualcuno da lontano conferma: Guardate che il Chievo è sì una provinciale, ma è una squadra tosta, una vera bestia nera per voi, a cui in passato avete regalato un sacco di punti, e potete considerarla una grande. Ed ecco che la Lazio si sveglia, si ricorda di avere un attacco che fa tremare solo le grandi (la difesa no, non ce l’ha. Oggi poi è costretta a mettere Radu al centro avendo esaurito tutti i difensori centrali di ruolo, tra infortunati e squalificati). Attacca, attacca, ma la svolta avviene soltanto nel secondo tempo, quando al secondo minuto il veronese – beh, si fa per dire, diciamo uno che ha la maglia del Chievo – Cesar si fa espellere per doppia ammonizione con un fallo inutile e plateale su Keita.

Undici contro dieci si moltiplicano le incursioni della Lazio davanti a Bizzarri, l’ex laziale che l’inviato di Mediaset si ostina a pronunciare Bisarri, come se il nascere in Argentina autorizzi a pronunciare in quel modo il cognome italiano di un figlio di italiani e che, oltretutto, ha anche il passaporto italiano. Ed ecco al 20′ del secondo tempo che, batti e ribatti, Candreva viene atterrato in area da Gobbi e trasforma il rigore in un gol che vale il pareggio.

Ma ormai la Lazio sa di avere davanti una squadra “grande” e allora si scatena. L’ingresso di Matri e poi di Klose al posto di Djordjevic e di Milinkovic-Savic dà all’attacco biancazzurro non solo la voglia di vincere ma anche la capacità di farlo. E arrivano i gol di Cataldi – che si procura un giallo e forse un raffreddore per essersi tolto la maglietta, secondo la fessa usanza dei calciatori –  di Candreva e di Keita che al 51′ chiude la partita. Adesso, però, la Lazio ha un problema in più: Radu s’è fatto espellere per un fallo in area su ultimo uomo. Poco male per il rigore, che Paloschi ha sparato maluccio facendo intuire la direzione all’ottimo Berisha, ma ora la Lazio non ha più difensori centrali. Radu era un riciclato, da tempo giocava terzino. Chi andrà davanti al portiere nella prossima partita? Forse a Lotito converrebbe ricorrere al mercato, magari richiamando Cossàr a dispetto di quel procuratore che non lo voleva biancazzurro.

Però una cosa è certa: ai laziali bisogna far credere che tutte le squadre che incontrerà da oggi in poi sono delle “grandi”, magari grandi a loro insaputa. E’ l’unico modo di far giocare come in fondo sanno fare benissimo i biancazzurri (magari con una maglietta che non sia nera).

Ard

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