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La Lazio straripa a Pescara (6-2) ma che paura!

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La Lazio straripa a Pescara (6-2) ma che paura! –

Che paura, sì, nonostante il 6-2 con il quale la Lazio ha travolto il povero Pescara. La paura è arrivata nel primo tempo, con i biancazzurri in vantaggio per 2-0 con due gol di Parolo (al 10′ e al 14′), quando Benali al 29′ ha indovinato la rete di Marchetti con il tap-in su respinta del portiere laziale.

Passano 6 minuti e Hoedt pensa bene di fare un fallo inutile su Zampano. Giacomelli indica il dischetto e la Lazio comincia a tremare. A salvarla è Caprari che tira debolmente addosso a Marchetti.

lazio pescara

Finita la paura? Macché. Passano altri 6 minuti e il Pescara riconquista la parità con Brugman che segna sugli sviluppi di un corner. I biancazzurri a questo punto tremano, non ci capiscono più niente, come del resto Oddi, sorpreso più che dalla forza dei suoi dalla debolezza degli avversari.

In qualche modo si arriva alla pausa e Simone Inzaghi negli spogliatoi deve aver fatto il miracolo di convincere i difensori a difendere (cosa che non deve essere riuscita bene a Oddi), ai centrocampisti a darsi una svegliata e agli attaccanti a non essere troppo accondiscendenti con l’ex Bizzarri.

E così il secondo tempo vede la goleada della Lazio col Pescara in affanno, incapace di capire che cosa succede. Succede sempre la stessa cosa: i difensori locali lasciano sempre un po’ troppo solo Parolo che segna altri 2 gol, imitato poi da Keita e da Immobile (il quale, da buon ex, evita di esultare e si becca l’applauso anche dei tifosi pescaresi).

Biglia omaggiato di un giallo da Giacomelli viene sostituito poco dopo da Murgia e poi Immobile consente col cambio a far esordire Tounkara. Nel Pescara si è rivisto Muntari, apparso un po’ in ritardo nella forma.

Di solito è il Pescara, inteso come fiume, a minacciare periodicamente di esondare. Stavolta è straripata la Lazio, decisa a vendere cara la pelle nella lotta all’ultimo gol per un posto in Europa. Il Pescara appare fuori da quella per la salvezza, a meno che non si decida a rafforzare la difesa, convincendo centrali e terzini a tenere il posto, a non lasciare gli avversari soli davanti a Bizzarri. E se quel solo è uno come Parolo, non c’è scampo. (Arrigo d’Armiento)

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