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L’arte secondo Ilaria Berlingeri. Intervista esclusiva

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A FRIDA

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Ha recentemente partecipato alla Mostra “Nel nome della Madre” al Mitreo-Arte Contemporanea di Roma, ma questo è soltanto l’ultimo degli eventi ai quali ha preso parte.

Artista poliedrica ed innovativa, alla ricerca di soluzioni sempre originali e mai banali. Questa è Ilaria Berlingeri.

L’abbiamo contattata e ci ha gentilmente concesso un’intervista.

  

Com’è nata la tua passione per l’arte?

I miei genitori mi hanno sempre portata fin da piccola a vedere musei, gallerie, mostre. Il mio papà tanti anni fa faceva lo scenografo teatrale e il pittore e ora è il mio più grande “assistente” artistico. Ho sempre avuto la passione per l’arte e nonostante non abbia frequentato l’accademia ho alimentato questa mia passione da autodidatta.

 

Il colore rosso è molto presente nei tuoi lavori, insieme con il nero e il bianco. C’è un motivo particolare che ti porta a compiere questa scelta?

In realtà è nata così, non c’è un vero perché, ho iniziato a dipingere con questi tre colori, quasi esclusivamente con questi tre colori e li trovo adatti a quello che voglio trasmettere e che sento la necessità di trasmettere. Per ora non riesco a “vedere” molti altri colori. Oltre che cromaticamente adatti a rappresentare le emozioni e le reazioni trovo che siano come “concludenti” e “autoconcludenti”. Non li miscelo quasi mai. Ho una propensione a farli valere vicini, complementari ma distaccati. Sono tre colori molto forti e con valenza esplicativa molto potente.

 

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Nelle tue opere utilizzi svariati materiali che miscelati tra loro creano una fusione ed una unicità sorprendenti. Penso ad esempio alla tua opera “sonounadonnanonsonounasanta” in cui hai utilizzato una tavola da stiro con una garza e smalti.Da dove nasce questa tecnica? 

Per lo più tendo ad utilizzare materiali di riciclo, vecchi pezzi di legno, ante di armadi, ripiani di mobili. Anche se il legno è di recupero solitamente non lo ritaglio, ma lavoro sul supporto così come lo recupero. Per quanto riguarda l’opera su asse da stiro, ecco, quello era un asse da stiro della mia bisnonna ed ora è un oggetto evocativo che diventa altro, pur mantenendo la sua forma originale. Le garze fanno parte delle mia ricerca artistica e sociale se vogliamo dirla così. Una decina di anni fa per qualche motivo me ne ritrovai tantissime in una scatola e da li l’idea di farne un supporto per le mie opere. Credo che la garza faccia un po’ per le ferite quello che gli altri, amici, amori, parenti, sconosciuti incrociati al supermercato e con cui puoi scambiare qualcosa, anche un minimo gesto, fanno con noi e su di noi. Possono alleviare le ferite, avvolgerle e prendersi un po’ del nostro che sia dolore o che sia gioia. Come la garza però non fanno miracoli e, nonostante aiuti la ferita alla rimarginazione, la forza cicatrizzante deve venire da noi stessi. Perciò trovo che la garza sia una materiale adatto a presentare questo status di reazioni e azioni tra individui. Si impregna di colore ma lascia sempre visibile la sua natura, la sua trama. 

 

Quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?

Sicuramente i sacchi, le combustioni e i cretti di Alberto Burri mi hanno influenzata e colpita fin da piccola. Poi potrei dire il grande artista spagnolo Antoni Tàpies, Jackson Pollock e, più in generale, gli artisti informali.

 

Hai partecipato di recente alla Mostra “Nel Nome della Madre” al Mitreo- Arte Contemporanea di Roma. Ci puoi raccontare qualcosa di questa esperienza? 

Sono molto fiera di aver partecipato a quest’evento e ringrazio la curatrice Lucia Lo Cascio per aver creduto in me, perché è importante lavorare con curatori che amano davvero l’arte, che hanno forza, capacità e idee e che sanno mettere l’arte davanti a tutto, anche alle difficoltà economiche del momento storico e soprattutto che sono onesti. Detto questo la mostra è stata un’occasione, spero ripetibile, di riflessione sulla questione femminile. Un progetto atto alla valorizzazione del femminile, alla informazione di quanto storicamente non detto o mal riportato, all’accettazione della propria femminilità senza filtri o influenze esterne. Valorizzazione del femminile, non femminista, ma femminile. A mio avviso una scelta dal taglio molto più pregnante. Non c’è in questa ricerca la volontà di far apparire la donna superiore all’uomo, non c’è un senso di rivalsa, di ribellione, ma proprio la trasposizione dell’accettazione della femminilità. L’accettazione di uno stato, senza filtri e influenze è già parità dei sessi. Se c’è l’accettazione si naviga in essa e non ci dovrebbe essere bisogno di altro. La cosa notevole in questo caso è che i curatori hanno scelto, a rappresentanza della femminilità, artisti di ambo i sessi. Forse una cosa manca a noi donne artiste: la variante al maschile del termine “Musa ispiratrice”. L’artista uomo può avere la sua “Musa ispiratrice”, ha il suo termine coniato secoli or sono, noi donne non abbiamo un termine che indica “Musa”, se la nostra Musa è un uomo… un po’ limitante, prima o poi bisognerà coniare questo nuovo termine.

 

Come artista e come donna, qual è il tuo pensiero sulla condizione femminile di questi tempi? 

Io credo fortemente nella parità dei sessi, in senso pratico, morale, sociologico e psicologico. Femminilità è la parola giusta, per quanto mi riguarda. Femminilità, come dicevamo prima e presa di coscienza. Oserei dire che anche il femminismo sfrenato oggi è anacronistico. « Il femminismo è stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla società » così recitava il Manifesto di Rivolta femminile nel luglio del 1970. Di questi tempi credo che siamo pronte, e questo lo dico come donna e artista, a ritenerci in situazione di parità. C’è ancora da “lottare” in qualche campo lavorativo o di tutela per la donna madre e lavoratrice, ma credo che, nonostante in alcune parti anche del nostro Paese la mentalità sia ancora troppo limitante e limitata, possiamo cominciare a parlare davvero di parità dei sessi. Ma questa consapevolezza di assoluta parità deve partire da dentro, dall’individuo donna e dalle scelte che le donne attuano quotidianamente, sia piccole che grandi. 

Per contattare Ilaria Berlingeri é possibile visitare le sue pagine Facebook: https://www.facebook.com/ilaria.berlingeri?ref=ts&fref=ts;  https://www.facebook.com/IlariaBerlingeriImlost   o inviarle una email al seguente indirizzo: ilaria.berlingeri@gmail.com

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