RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Lazio battuta dalla Juve e da un gol tecnologico

Più informazioni su

Contro la Juve c’è poco da fare e quel poco, anzi di più, la Lazio l’ha fatto. Ma contro la tecnologia non c’è ormai proprio più niente da fare. Il gol di Lichtsteiner l’ha segnato l’occhio di falco, o come diavolo si chiama quell’aggeggio teletecnologico che ha fatto vedere chiaramente che il pallone è entrato nella porta di Berisha per almeno cinque o sei centimetri. Non potevano aspettare ancora qualche settimana prima di introdurre la tecnologia, così, tanto per superare questa partita che porta la Lazio a lasciare la Coppa Italia con grande rimpianto? E invece no. Che quel pallone è entrato l’ha visto solo la telecamera, in diretta non l’aveva visto nessuno, e la Lazio l’avrebbe fatta franca.

Pazienza, anche se l’introduzione di quella diavoleria tecnologica è arrivata, bisogna riconoscerlo, anche troppo tardi. Ci fosse stata a suo tempo, la Juventus e Buffon non avrebbero potuto fare i furbetti, confortati da Rizzoli arbitro di porta, quando Muntari segnò un evidentissimo gol che sarebbe costato caro ai bianconeri. Per la verità, quel pallone raccolto da Buffon più di mezzo metro dietro la linea dei pali lo avevano visto tutti, meno gli arbitri, e la televisione continua da allora a mostrarlo a tutti gli sportivi, non ai tifosi che vedono sempre quello che gli pare.

Insomma, l’avventura della Lazio è finita al termine di una partita persa con onore. Tutto il primo tempo, checché ne dica Bonucci, la Lazio ha dominato e è stata più vicina al gol. Certo, stare vicino o lontano è la stessa cosa, se il pallone non entra dentro. Il secondo tempo, come al solito, ha visto una Juventus più decisa, più aggressiva e anche, lo ammettano i tifosi bianconeri, più scorretta, più picchiatrice specialmente con Chiellini, con Sturaro, con Pogba. Sì, Mauricio si è meritato i rimbrotti dell’arbitro Damato e un sacrosanto giallo, ma ha l’aggravante di fare quasi sempre falli inutili, dimostrando di avere bisogno di ripassare le lezioni, che forse ha saltate, quando giocava nelle giovanili al suo paese. O, chissà, certe fesserie le ha imparate laggiù.

Ma la Lazio ha finito la partita in dieci, forse è meglio dire in nove e mezzo, dopo l’infortunio di Biglia, con la caviglia centrata da un calcione diretto dove non c’era il pallone. Nessun giallo, ma siamo abituati. E Milinkovic-Savic, dopo essere uscito per un paio di minuti per una pallonata violenta ricevuta in faccia, è rimasto in campo piuttosto stordito senza più combattere. Gli juventini, al contrario, avevano le magliette e i calzoncini bianchi ancora immacolati quando Damato ha fischiato la fine dell’incontro.

Ard

Più informazioni su