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Lazio, se giochi sempre così… 3-1 al Genoa

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laziogenoaLazio, se giochi sempre così… 3-1 al Genoa. Al posto dei tre puntini siete autorizzati a aggiungere quel che volete, scegliendo magari tra: acchiappiamo la Roma (oggi è a un punto dopo la sconfitta con l’Atalanta), oppure l’Europa (Champions o League) è nostra, oppure… oppure… Ma non esageriamo, via! Il primo posto pare già assegnato, si scansino o non si scansino le squadre timorose.

Hanno giocato tutti bene i biancazzurri – oggi in completo blu notte, da marinaretti o da collegiali – da Felipe Anderson autore del primo splendido gol, a Biglia, che non sbaglia mai un rigore, stavolta procurato da Anderson che ha costretto Orban a atterrarlo in area, a Wallace, qualche volta un po’ rude in difesa ma micidiale quando si tratta di piombare addosso alla difesa avversaria.

Dopo il gol di Anderson, all’11’ del primo tempo, il Genoa ha avuto una reazione progressiva e capace di mettere un po’ paura ai laziali, convinti forse di avere già vinto. E così, il genoano Ocampos al 7′ del secondo tempo con un gran gol punisce l’incolpevole Strakosha e una difesa che in quel momento pensava ad altro.

E’ qui che si è vista la Lazio più grande. Dopo qualche minuto di sbandamento, impegnata a respingere gli assalti dei rossoblù convinti di poter agguantare una insperata vittoria, c’è stata la reazione che non poteva non arrivare. E ecco il 2-1, dopo soltanto 5 minuti, con il rigore di Biglia per il fallo in area su Anderson.

Sul 2-1 il Genoa ha tentato il possibile e l’impossibile, abbattendo i suoi assalti sul muro della difesa biancazzurra. Dopo un palo preso in pieno da Parolo, ha pensato Wallace a piombare nell’area avversaria al momento giusto per scaraventare in rete un pallone in quel momento orfano, sfuggito ai genoani.

Poi tutto facile per la Lazio. Lasciamo stare il meritato rosso a Orban, per un colpo proibito, lasciamo stare i fischi a Pandev quando a 10 minuti dalla fine ha fatto il suo ingresso nel campo che fu suo. Ma torniamo a bomba: se la Lazio gioca sempre così…

Arrigo d’Armiento

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