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Lazio penosa nella partita con la palla pazza: 0-0 a Frosinone

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PAROLO E DIONISI

PAROLO E DIONISI

Mamma mia, che figura la Lazio! Sembrava che giocasse con la palla pazza. E’ l’unica spiegazione, visto che i passaggi sono finiti tutti, proprio tutti, in curva, in tribuna o sui corpi degli avversari, mai sui piedi o sulla testa dei pochi volonterosi biancazzurri che si trovavano dalle parti del portiere Leali. E’ la solita storia, la Lazio, quando non ha di fronte una squadra competitiva, non ha voglia di giocare. Quei pochi che ci provano, passano il pallone dove non c’è nessun compagno, oppure lo perdono per strada.

Di fronte oggi la Lazio s’è trovato il Frosinone – ma perché il telecronista di Mediaset l’ha definito derby del Lazio? La Lazio il derby lo gioca solo contro la Roma, e di solito perde, mentre il Frosinone ha avversari nel derby soltanto a Sora o a Vetralla – e il Frosinone ha dato tutto, tutto quel che aveva, intendiamoci, aggredendo per tre quarti della partita, senza poi essere capace di concludere in rete, nonostante Marchetti sia stato ben poco protetto dai suoi difensori. E quando i ciociari hanno finito il carburante, si sono rintanati in difesa, non consentendo ai biancazzurri di spaventare Leali. Qualche ripartenza l’hanno fatta, ma niente da fare, gli attaccanti ciociari non hanno indovinato neanche un tiro in porta.

E allora rassegniamoci, la Lazio è questa qua. Difesa sempre nuova e confusionaria, area centrale lucida solo in Biglia e stanca e svogliata in tutti, attacco senza idee, senza schemi, senza testa, senza un punto di riferimento in avanti. Djordjevic s’è distinto per l’aria stanca, come se avesse giocato una partita di pallone, Candreva non ha indovinato un passaggio, Mauri sembrava non ricordare come si gioca a calcio. Quando è stato sostituito da Keita, il gioco s’è un po’ vivacizzato, ma niente più. Davanti c’era troppa gente vestita di giallo, un colore che notoriamente ingrassa, fa sembrare più grandi e più numerosi gli avversari dei biancazzurri in maglia quasi nera. Klose e Milinkovic Savic (è uno solo, nonostante i due cognomi) sono entrati ma non se n’è accorto nessuno. E allora zero a zero, un punto è meglio di niente.

Ard

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