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Lazio, poca difesa, molto attacco: 4-2 al Genoa

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Lazio, poca difesa, molto attacco: 4-2 al Genoa –

Lazio sprecona, con la difesa troppe volte addormentata, ma con un attacco che quando decide di far male all’avversario ci riesce. E l’avversario di questa sera, un Genoa più addormentato della Lazio e molto più confusionario, è riuscito a far una discreta figura grazie alle distrazioni dei biancazzurri, con Lukaku che non ha ancora capito che cosa deve fare in difesa e con Hoedt più bravo a segnare che a ricordare come si fa a convincere gli attaccanti avversari a non osare troppo davanti a Strakosha.

SIMONE INZAGHI HA SOFFERTO URLANDO VERSO I BIANCAZZURRI PER SVEGLIARLI.

SIMONE INZAGHI HA SOFFERTO URLANDO VERSO I BIANCAZZURRI PER SVEGLIARLI.

Una partita con 6 gol, tra i quali spicca il capolavoro di Pinilla, non può certo definirsi una partita soporifera. Eppure, troppe volte il gioco è risultato senza capo né coda, con i calciatori delle due parti a fare a gara a chi aveva meno voglia di giocare. Questo soprattutto nel primo tempo, nonostante i gol di Djordjevic, che non ha esultato perché non è certo grato alla società che non vede l’ora di cederlo, e di Hoedt, più efficiente in attacco che in difesa, e lo spaventoso uno-due di Pinilla e Pandev che ha fatto tremare le gambe a Inzaghi, incapace come tutti di mandar giù il clamoroso errore di Anderson, che ha passato il pallone a Lamanna invece di tirare in porta il rigore.

Il secondo tempo è stato più vivace, soprattutto dopo l’ingresso in campo di Immobile e Milinkovic-Savic. Per la verità, la Lazio ha tremato, ringraziando chissà quale santo protettore di Strakosha, quando Pinilla ha sprecato un’occasione facile e quando Ocampos ha preso in pieno il palo. Poi i laziali si sono stropicciati gli occhi, si sono ricordati che per vincere al gioco del calcio bisogna segnare almeno un gol più degli avversari. Ci hanno pensato Immobile e Milinkovic-Savic, che non hanno avuto pietà di un Genoa ormai troppo stanco e troppo sfiduciato per reagire.

Quindi, un risultato che permette alla Lazio di accedere ai quarti di finale della Coppa Italia. E poi, chissà. Il trofeo è alla portata dei laziali, specialmente se si ricordano di giocare sempre per vincere, con meno distrazioni in difesa.

Arrigo d’Armiento

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