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Nomentano, travolto dalla crisi: a 50 anni vive in macchina con il cane

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Vive in via Val d’Aosta. Lì dove, circa un anno fa, si è fermata la sua auto. Una Fiat Uno, posteggiata in un’area di servizio nel quartiere Nomentano a Roma, unico tetto sotto il quale ripararsi quando fa caldo, quando le temperature scendono, quando piove. Marco Proietti, 50enne romano, si è sistemato così, tra i due sedili anteriori e quelli posteriori dove tra abiti e generi di prima necessità dorme Lucky, il suo cane. In attesa di trovare un nuovo lavoro e una nuova abitazione. Con alle spalle una cultura considerata «pericolosa da chi offre impieghi a condizioni molto spesso irregolari», dice, Proietti cerca di arrangiarsi con il contributo passato dal Comune che troppe volte, lamenta, non viene corrisposto in tempo. Dirigente di una galleria di arte contemporanea, poi agente immobiliare, Proietti ha perso tutto quando la sua agenzia è fallita travolta dalla crisi. «Sono dovuto tornare a vivere da mia madre – racconta all’Adnkronos – e ci riuscivamo a mantenere con la sua pensione. Poi è morta e nel luglio del 2010 è arrivato il primo sfratto. Dopo tre mesi il secondo, ma per il giudice fino a dicembre avrei potuto rimanere in casa». Una sera di ottobre la sorpresa. «Quando sono tornato a casa ho trovato i lucchetti alla porta – spiega – Il proprietario mi ha fatto recuperare le mie cose e da lì è iniziato il calvario». Proietti è riuscito a rimediare un’auto dove si è sistemato insieme al meticcio di taglia grande dal quale, nonostante le difficoltà, non ha voluto separarsi. Passa le giornate cercando un’occupazione, dalla più umile alla più inerente alle proprie attitudini, ma il lavoro non si trova. «Dicono che sono troppo vecchio per alcuni impieghi, troppo colto per altri – racconta – Ho esperienze significative alle spalle, scioltezza nel parlare, conosco anche lo spagnolo. Penso che abbiano paura di assumermi perchè sarei in grado di contestare condizioni di lavoro irregolari facendo vertenza». «Conviene non conoscere la lingua o essere ignoranti per trovare occupazione e potersi permettere quattro mura e un pasto caldo», conclude amaramente Proietti che non può neanche ritornare a occuparsi di immobiliare, spiega, «perchè non so come spostarmi e non ho un completo adatto all’occasione». «Mi sono quindi iscritto ai centri sociali per chiedere aiuto ma mi darebbero qualcosa solo se disposto a combattere contro il sistema politico», racconta. «Picchetti, manifestazioni, scontri che permettono di accumulare punti per entrare nelle liste dei possibili occupanti – spiega Marco – ma io non ho più voglia di immischiarmi in queste situazioni, non ho più l’età nè l’entusiasmo politico di un tempo». Unica fonte di sostentamento il sussidio per adulti, un contributo bimestrale di 300 euro passato dal Comune attraverso il IV municipio che, però, sottolinea Proietti, molto spesso non viene versato per tempo. «Doveva essermi corrisposto lo scorso 5 ottobre ma ancora non ho ricevuto nulla – spiega – È sempre così, ad ogni scadenza dobbiamo sopportare un ritardo minimo di 20 giorni. Sono andato a ritirare l’assegno, che viene intestato a mio nome, alla cassa del municipio e, come volevasi dimostrare, hanno rimandato». A quel punto Proietti si è rivolto agli assistenti sociali del IV Municipio per avere chiarimenti ma, riferisce, la risposta è stata ancora una volta evasiva. «Dicono che non ne sanno nulla, di parlare con l’amministrazione comunale perchè è il Comune a versare i soldi alle circoscrizioni. Quegli importi saranno stati utilizzati per spese amministrative o chissà che altro». In queste condizioni per Marco Proietti la possibilità di andare a vivere in affitto diventa sempre più un miraggio. Perchè se il sussidio, insieme al contributo sull’affitto previsto dalla legge sull’emergenza abitativa, potrebbe bastare a pagare i canoni mensili, con 300 euro ogni 3 mesi diventa impossibile risparmiare per mettere da parte le due mensilità richieste alla sottoscrizione della locazione. Ad aiutare Marco solo la sua compagna che spesso gli porta qualcosa da mangiare, dai parenti solo qualche telefonata. Neanche la Caritas lo può accogliere, a meno che non decida di affidare Lucky a un canile. Ma a queste condizioni Marco preferisce vivere per strada mentre continua a darsi da fare in cerca di casa e lavoro.

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