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Nordio: a Bardonecchia i francesi hanno violato il trattato

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Nordio: a Bardonecchia i francesi hanno violato il trattato del ‘90 –

Dopo la strafexpetion a Bardonecchia, i francesi invece di scusarsi hanno citato un trattato del 1990 che, secondo loro, li autorizzava a compiere quell’azione in territorio italiano.

Gli risponde oggi sul Messaggero l’ex magistrato Carlo Nordio spiegando che “l`irruzione a Bardonecchia della polizia francese, in divisa e armata,  costituisce una insopportabile violazione della nostra sovranità nazionale”.
“Così grave – aggiunge Nordio nell’editoriale che vi invitiamo a leggere integralmente sul Messaggero nell’edizione di carta o in quella digitale – che vien da domandarsi se le autorità transalpine siano improvvisamente impazzite, o se, sotto sotto, vi sia qualche altra ragione”.

Per Nordio sono “fiacche e inconcludenti” le  “giustificazioni balbettate dal  governo di Parigi: si tratterebbe del cosiddetto diritto di inseguimento”  contemplato da un accordo del 1990, che prevede la possibilità per i
poliziotti di frontiera di intervenire, a certe condizioni, anche nel limitrofo territorio straniero.

“Queste condizioni – ricorda Nordio ai francesi – sono costituite dalla flagranza di un reato, dalla fuga del responsabile, dalla impossibilità di valersi della polizia italiana, e comunque dall`obbligo di avvertirla immediatamente. A Bardonecchia non c`era né reato né tantomeno flagranza, e i gendarmi francesi hanno perseverato nell`azione illegittima,  armati e in territorio italiano, infischiandosene delle proteste dei presenti”.

Basterebbe questo per pretendere le scuse di Macron, il quale finora se n’è guardato.

Per Nordio l’Italia negli anni recenti, si è dimostrata debole e condiscendente. “Non comprendevamo perché i migranti raccolti in acque internazionali fossero portati direttamente in Italia invece che nello Stato
di bandiera della nave. Finalmente abbiamo saputo che così era stato
concordato dal nostro governo, probabilmente in cambio di una benevola
condiscendenza verso i nostri sforamenti di bilancio. (…)

La seconda ragione, scrive Nordio, “è che, secondo la peggiore tradizione, abbiamo cercato di compensare questa debolezza con la nostra presunta funesta furberia. Per anni abbiamo raccolto questi clandestini in modo caotico e irregolare, con la riserva mentale di lasciarli emigrare negli altri stati nello stesso modo illegale con cui erano arrivati da noi. Questo ha irritato i nostri vicini” (…).

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