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Omicidio Morena, movente: lite occasionale o giro pericoloso. Su un compito in classe: “In Italia chi uccide viene lasciato in libertà”

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Edoardo Sforna, il diciottenne ucciso martedì scorso a Roma, è stato seppellito in Abruzzo, la terra della madre, dopo un commovente funerale stamani a Morena, la borgata dove viveva e dove è stato ferito a morte. Resta ancora da dare un volto e un nome al killer e al suo complice, arrivati e fuggiti in scooter in una manciata di secondi. I carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati continuano a scavare nella vita del ragazzo, sentendo e risentendo familiari, amici, conoscenti e colleghi. Ci si concentra in particolare sugli ultimi giorni prima del delitto, nei quali ‘Dodò lavorava part-time come bagnino in una piscina di Ciampino e come fattorino per la pizzeria davanti a cui è stato assassinato. La sua attività di volontariato con il comitato della Croce Rossa di Ciampino, invece, si era fermata a fine luglio: ad agosto i servizi sono ridotti per le vacanze estive. Il ragazzo era segnato di nuovo in turno domani sera. Il nodo è capire come mai un giovane tranquillo, vitale, che studiava e lavorava, benvoluto da tanta gente, sia stato ucciso in modo così feroce. Se Sforna ha incontrato sulla sua strada qualcuno che ha deciso di regolare un diverbio occasionale sparando o se era rimasto coinvolto – volontariamente o meno – in un giro più grande di lui. Le due ipotesi hanno al momento ancora lo stesso peso, secondo quanto si apprende da chi indaga sulla vicenda. Per questo gli investigatori continuano a scandagliare le frequentazioni del ragazzo, alla ricerca di qualcosa che finora può essere sfuggito o che qualche testimone può aver omesso o ricordato in modo incompleto. Come spesso accade nelle indagini per omicidio, si fa notare, i ricordi di alcune persone si modificano nel tempo e quando vengono risentite a volte aggiungono dei particolari nuovi.

«In Italia chi uccide viene lasciato in libertà, senza che venga preso alcun provvedimento». Potrebbe sembrare una frase retorica, ma se a scriverla è un ragazzo appena sedicenne che due anni dopo troverà la morte per mano di due killer non ancora identificati, le cose cambiano. Quelle parole, infatti, sono state scritte da Edoardo Sforna, il ragazzo di 18 anni freddato a colpi di pistola martedì scorso davanti alla pizzeria per la quale lavorava a Morena, estrema periferia sud-orientale di Roma. La frase è tratta da un compito in classe del 2009 che aveva come tema la paura. Un paio di paginette che gli valsero un bel sette. «In Italia negli ultimi anni il tasso di criminalità è aumentato – scriveva Edoardo -. Chi uccide viene lasciato in libertà, senza che venga preso alcun provvedimento. Questo fatto fa in modo che aumenti la paura, soprattutto tra i giovani». Dodo era un attento osservatore – come spiega il suo ex insegnante di religione, Alfonso D’Ippolito -, ma mai avrebbe immaginato cosa il destino stava per riservargli. «Si può disarmare la paura parlandone con gli amici – scriveva ancora il ragazzo – e con le persone a cui si è affezionati». Le stesse che oggi lo hanno pianto inermi davanti alla bara chiara durante i funerali. «I giovani come me – concludeva nel tema – provano paura di fronte ad azioni che impressionano la vita». Quella giovane vita stroncata senza motivo apparente da un colpo di pistola in una calda serata di piena estate.

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