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Omicidio Prati, fermata altra persona. E’ il vero killer?

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Un’altra persona indagata e già in stato di fermo, forse il vero killer dell’omicidio dell’ imprenditore ucciso due giorni fa a Roma davanti al Teatro delle Vittorie. Indagini, quindi, a una svolta dopo che una uomo più anziano aveva confessato addossandosi ogni colpa. Una confessione così piena che aveva insospettito gli investigatori della squadra mobile i quali dopo indagini a tutto campo hanno individuato un’altra persona, che ritengono con ogni probabilità il vero assassino. Così nella notte questa è stata interrogata dagli investigatori della mobile di Roma, e si apprende che è già in stato di fermo in quanto coinvolto nell’omicidio insieme all’altra persona già arrestata nelle scorse ore, ma anche che la pistola che ha sparato l’aveva in mano lui e non l’uomo che ha confessato. Fin dall’avvio dell’interrogatorio di questo secondo uomo per gli inquirenti ci sarebbero state delle versioni contrastanti tra l’anziano fermato che ha confessato l’ omicidio, e l’altra persona ora indagata. E solo apparentemente il delitto sembrava quindi risolto, ma c’era una confessione che destava più di un dubbio. E ora si è giunti forse al complice del reo confesso. Perchè si sospettava che l’uomo che si è autoaccusato del delitto di via Col di Lana potrebbe coprire chi lo ha aiutato, se non il vero killer di Roberto Ceccarelli, l’imprenditore di 46 anni ucciso a Roma davanti al teatro Delle Vittorie. Un passato torbido quello di Ceccarelli fatto di possibili legami con soggetti discutibili del malaffare, e tra questi esponenti già legati alla Banda della Magliana. Un passato di truffe, inchieste sul riciclaggio, reati finanziari e implicazioni nel caso Lady Asl. E forse anche un coinvolgimento nella mega truffa del Madoff dei Parioli. Gli investigatori della mobile stanno lavorando per cercare riscontri alla confessione di A.P., 70 anni, che ieri sera che si è presentato da solo in Questura. E cercano l’arma del delitto che l’uomo dice di avere gettato nel Tevere. Un caso che sembrava chiuso. Ma così non è. A.P. è un senza fissa dimora e vive in un’ auto. Alla polizia, dove si è presentato spontaneamente dopo il delitto, ha raccontato di aver ucciso Ceccarelli con due colpi di pistola dopo un litigio scaturito dal mancato saldo di un debito. Aveva bisogno di soldi. In passato, ha aggiunto, aveva fatto da prestanome alla vittima in alcune truffe. E forse per questo veniva ricompensato. L’arma del delitto, ha dichiarato, si trova ora nel Tevere. Una versione che ha destato subito alcune perplessità. Il sospetto degli investigatori è che l’anziano possa coprire qualcuno, un complice se non il vero killer. Per questo motivo il pm Silvia Santucci e gli investigatori guidati dal capo della squadra mobile Vittorio Rizzi hanno disposto una serie di riscontri, a cominciare dal ritrovamento della pistola. Ed all’orizzonte si potrebbe prospettare anche un legame con la vicenda della megatruffa da 170 milioni di euro da parte della cosiddetta Banda dei Parioli. Nella lista di 500 nomi di investitori, la seconda, sequestrata dalla Guardia di Finanza, sono indicate tre persone che hanno il cognome Ceccarelli. Il pm Luca Tescaroli, titolare di quell’indagine, ha chiesto di verificare se uno di questi possa essere l’imprenditore ucciso venerdì sera o se qualcuno di questi abbia avuto legami con la vittima. Del resto nel curriculum di Ceccarelli compaiono anche delle truffe. Detenuto a Regina Coeli, A.P. dovrà ora essere sentito dal gip in sede di convalida del fermo. Nel frattempo, in questura, proseguono le audizioni dei testimoni. Le verifiche sull’omicidio appaiono necessarie alla luce della complessa attività di Ceccarelli. considerato un personaggio di grossa levatura, non fosse altro perchè il suo nome apparve, ma non fu indagato, nell’inchiesta sulle truffe attribuite a Lady Asl, al secolo Anna Giuseppina Iannuzzi, protagonista di una megatruffa ai danni del servizio sanitario del Lazio, tornata in carcere recentemente con l’accusa di aver falsificato documenti.

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