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OSTELLINO: I GOVERNI E L’UE NON HANNO IL DIRITTO DI DECIDERE QUAL E’ IL BENE COMUNE

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Riprodurre tutto intero un articolo di un altro giornale in una rubrica di rassegna stampa non è consentito dalle leggi sul copyright. Ma scorciare quanto scrive oggi Piero Ostellino è un delitto. Perciò, dopo aver letto il nostro sunto, procuratevi il Corriere della sera di oggi, quello di carta o quello digitale, e con una modica spesa capirete che cosa è la libertà e chi è che la insidia.

Il governo – scrive Ostellino – di un Paese democratico (la Germania) comprime i propri consumi interni – in soldoni, fa vivere i cittadini peggio di come potrebbero, e dovrebbero, vivere col loro lavoro e le loro libere scelte – e accumula un enorme surplus commerciale con le esportazioni. Siamo già di fronte a un`anomalia della democrazia rappresentativa, denunciata dai liberali fin dall`Ottocento: i rappresentanti del popolo (…) – decidono, d`autorità, qual è il bene comune, facendo violenza alla sovranità popolare. (…)

Rousseau, che pur non era un liberale, ma un iperdemocratico che detestava la democrazia rappresentativa, ha scritto che gli inglesi erano liberi solo quando votavano e smettevano di esserlo una volta eletti i propri rappresentanti…

Un organismo burocratico (l`Unione Europea) – ragionando esattamente come il governo tedesco sul bene comune – condanna, in un suo rapporto, la Germania (…) perché, con le proprie straripanti esportazioni, non farebbe il bene delle altre economie europee, meno efficienti e meno competitive, che esporterebbero di più verso il mercato tedesco se i consumi dei tedeschi non fossero artificialmente contenuti.

Ma perché mai – osserva Ostellino – la Germania dovrebbe fare il bene degli altri Paesi dell`Unione Euroburocratica che sono meno bravi di lei? Dice, correttamente, il governo di Berlino: «Non possiamo essere messi sotto accusa per aver avuto
successo».

Sia in Germania, sia in Europa – dopo la disfatta del nazismo e la dissoluzione del comunismo – siamo palesemente – sostiene Ostellino – ad una regressione a metodi costruttivisti tipicamente nazisti e comunisti. La classe politica fa e disfa a proprio piacimento in nome della democrazia. Una contraddizione in termini.

A questo punto Ostellino osserva che: la crescita economica non la produce, per legge, nessun governo; la generano i cittadini, produttori e consumatori, con la loro inconsapevole, spontanea, razionale soggettività, che chiamiamo economia libera. I governi possono solo ridurla, impedirla. Ma è la «tirannia della maggioranza», ancorché eletta democraticamente e paventata da Tocqueville come negatrice delle libertà individuali. (…)

Per Ostellino “siamo su una brutta china, a causa della degenerazione delle nostre democrazie rappresentative e grazie anche a un`Europa il cui burocratico dirigismo è la ridicola parodia della divisione del lavoro, fra le repubbliche dell`Unione Sovietica, imposta da Stalin e fallita miseramente”.

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