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PD | BATTISTA: LA DECADENZA DELLE TESSERE

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Pierluigi Battista sul Corriere della sera esprime nostalgia per le tessere di partito d’una volta. Un tempo – scrive Battista – si andava orgogliosi per la “campagna di tesseramento” di un partito. Oggi la tessera di un partito rischia di diventare, se non il corpo del reato, il simbolo della degenerazione. Tessere gonfiate. Tessere comprate e vendute. Tessere scambiate. Il Pd viene sommerso di tessere false, farlocche, artefatte, contraffatte.

Il Pdl secondo Battista non ha di questi problemi. Lì le tessere sono solo un pro forma: non le stampano neanche perché nel frattempo, nelle segrete stanze della corte, si decide di cambiare denominazione al partito. Tessere al macero. Una storia al macero.

La tessera – sempre secondo Battista – aveva qualcosa di solenne, nella storia dei partiti della sinistra. Anche nella Dc, dove la tessera permetteva di entrare in uno dei partiti di cui si componeva il partito, detti anche “correnti”. La tessera era una, sempre con lo Scudo Crociato stilizzato. Ma le obbedienze erano diverse. Si era andreottiani più che democristiani, dorotei più che democristiani, morotei più che democristiani e così via. Eppure l`esito dei congressi nazionali non era mai scontato. Si lavorava nella penombra dei corridoi, per ottenere un risultato, e ogni corrente aveva il proprio emissario per sbrigare le faccende da trattare in luoghi appartati. Era una prassi abituale, nessuno si vergognava.

È nel Pd – osserva Battista – che invece si è messo un meccanismo mostruoso di regole farraginose per evitare di essere troppo “partito” tradizionale. Hanno concepito un impianto cervellotico per adeguarsi ai princìpi della trasparenza e dell`apertura e hanno creato un ibrido ín cui la compravendita delle tessere si accompagna al leaderismo sfrenato e “anti-partito” delle primarie.

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