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Roma è sporca, ma i romani sono incivili e pigri

Leggo in questi giorni festivi del gran disastro romano: le malebolge dei rifiuti si aprono sotto di noi e ci inghiottono in un turbinio di cassonetti pieni e sacchetti sversati. Circolano video di cumuli abbandonati, contenitori dati alle fiamme, secondo una logica complottarda da specificare meglio, addirittura il lancio di un cartone con imballo in polistirolo da una finestra che si incastra fra le chiome di un albero.

Le difficoltà del sistema dei rifiuti e del ciclo di trattamento nel Lazio sono note, gli errori gestionali delle varie Giunte che si sono susseguite negli ultimi lustri anche, come, da ultimo, la linea ondivaga dell’attuale consiliatura che oscilla fra rigidità e insospettabile indolenza, al netto della sceneggiata sugli assessori dei primi mesi al potere.

Tuttavia non voglio, in questa occasione, praticare l’abusato sport del j’accuse alla mediocrità al potere – di ogni colore politico essa possa essere – quanto, piuttosto, ricordare che certi spettacoli sono, per la maggior parte, il frutto della inveterata inciviltà del romano medio.

Ebbene si, cari concittadini. Non si può pretendere di liberarsi a costo zero di rifiuti ingombranti o di cartoni o di contenitori in plastica o, infine, delle antiche e pur utilizzatissime bottiglie di vetro, senza smaltirle in modo corretto. Infatti, gli ingombranti non si abbandonano in giro o presso i residui cassonetti, i cartoni vanno aperti e piegati, le bottiglie di plastica schiacciate ed il vetro lasciato nelle apposite campane.

Certo comprendo che chiamare il call center del comune e prenotare un ritiro gratuito domiciliare al piano strada ovvero recarsi all’isola ecologica può essere un disturbo, mentre le altre operazioni una perdita di tempo, Dio solo sa se i romani non vivono di frenesia lavorativa, specie sotto le feste.

Così sembrerebbe a giudicare dai cumuli di tutto che spuntano come funghi anche dove non si vedono (ad esempio nei locali condominiali per il conferimento dei rifiuti), ma ho il sospetto che l’unica “virtù” capitolina che abbondi fra panettone e capitone sia la pigrizia incivile di chi non vuol capire che la buona convivenza comincia immediatamente al di fuori della porta di casa e che non basta chiuderla, quella porta, per poi riaprirla il giorno dopo e trovare magicamente una città più pulita e civile.

CB