Scontri, Mantovano: “Daspo anche per i cortei”

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    foto marziano

    «Estendere alle manifestazioni pubbliche, con tutti gli adattamenti del caso, un istituto che sta dando ottima prova di sè per le manifestazioni sportive: il cosiddetto ‘daspò». Questa l’ipotesi di lavoro avanzata dal sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, «per colmare un’obiettiva lacuna» emersa dal percorso che ha portato alla rimessione in libertà dei fermati per gli scontri di Roma. Il ‘daspò, dunque, per i cortei – spiega all’ANSA Mantovano – «per contare su uno strumento in più sul piano della prevenzione» e poter «conoscere preventivamente, e non sulla base di mere informative, i soggetti da tenere distanti dalla piazza, nell’interesse stesso dei manifestanti con intenzioni pacifiche». «Al di là dei doverosi accertamenti disposti dal ministro della Giustizia sulla puntale applicazione delle norme in vigore – sottolinea Mantovano – le decisioni dell’autorità giudiziaria sugli scontri di martedì inducono a una riflessione di sistema». «I giudici di Roma hanno convalidato gli arresti, e con ciò hanno riconosciuto la correttezza dell’operato delle forze di polizia e, allo stato, la responsabilità degli arrestati per i reati loro contestati», aggiunge il sottosegretario. «Dunque, non è in discussione che, salvi gli accertamenti successivi, a carico dei 23 fermati esistono i gravi indizi di colpevolezza. Rimettendoli in libertà – dice ancora Mantovano – i giudici hanno negato l’esistenza delle esigenze cautelari» e su questo si è creato «un deficit di prevenzione». Mantovano ribadisce come «le esigenze cautelari rispondono a un duplice criterio di prevenzione: nel processo, per la parte che chiama in causa il rischio di inquinamento della prova e il pericolo di fuga; fuori dal processo, per la parte riguardante il rischio di reiterazione dei reati. Per quest’ultimo aspetto, l’immediata liberazione degli arrestati crea, appunto, un deficit di prevenzione». «Dire questo – aggiunge – non significa invadere le autonome valutazioni della magistratura; significa porsi il problema di come evitare che gli scarcerati tornino a usare violenza alla prossima manifestazione e, più in generale, che altri, prendendo spunto dal tratto giudiziario permissivo, siano indotti a fare altrettanto». Secondo Mantovano per questo «una parte della magistratura è responsabile di questo deficit e viene avallata politicamente dall’Anm: ma il problema in sè resta in piedi, ed è grosso come una casa». «Il Daspo – spiega ancora Mantovano – è un istituto che sta dando ottima prova per le manifestazioni sportive. La sua applicazione nel corso degli anni ha permesso di ridurre fortemente l’ingresso negli stadi di centinaia di violenti, e quindi di circoscrivere, come attestano i dati, gli incidenti in occasione delle gare». «L’estensione del ‘daspò alle manifestazioni di piazza permette – dice – di contare su uno strumento in più sul piano della prevenzione quando il processo si è risolto in una presa in giro; quindi di avere un di più sul piano della repressione, allorchè si accerti che il daspo è stato violato». E come potrebbe applicarsi questa estensione? «Con un provvedimento – risponde Mantovano – da inserire nel nuovo disegno di legge sulla sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri a novembre contestualmente al decreto legge che il Parlamento ha appena convertito, e che sarà discusso alla ripresa dei lavori del Parlamento. Quella potrebbe essere la sede più adeguata per una riflessione ampia e, mi auguro – conclude il sottosegretario – equilibrata, su questo possibile strumento».

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