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Tor Pagnotta, Psichiatra: “Omicidio-suicidio per una madre depressa è l’unica salvezza”

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«Per una madre depressa a volte l’unica via di uscita da una realtà vista come insostenibile è la morte, per sè e per le persone più care. Dunque l’omicidio-suicidio, paradossalmente, in questi casi diventa un gesto di salvezza». Lo spiega all’Adnkronos Salute Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta docente di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università Lumsa di Roma, dopo il caso dell’insegnante di educazione fisica di 45 anni che ieri sera ha accoltellato la sua bambina di otto anni, lanciandola poi dal balcone, per gettarsi giù anche lei subito dopo. Secondo quanto emerso finora, la donna avrebbe sofferto di crisi depressive. «La depressione, se non trattata – prosegue lo psichiatra – porta a vedere la realtà come insuperabile. Ecco dunque che la morte diventa l’unica forma di salvezza possibile, per sè e per gli altri. Il fatto è che, ancora oggi, questo male della psiche in un terzo dei casi non viene riconosciuto e trattato. Questo perchè il soggetto minimizza e nasconde a lungo i suoi problemi, a causa dello stigma e della vergogna. Proprio lo stigma – assicura Cantelmi – è il grande nemico dei pazienti con depressione». Una patologia ancora oggi sottovalutata, «mentre l’Organizzazione mondiale della sanità prevede che fra 10 anni sarà quella più invalidante al mondo. Già ora – ricorda lo psichiatra – colpisce il 7-8% della popolazione, in particolare le donne, con un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini». E se il ‘male oscurò può allungare le sue spire a qualunque età, «c’è un picco proprio nell’età di mezzo, intorno ai quarant’anni». «Questo forse perchè – prosegue Cantelmi – le vulnerabilità genetiche e i fattori biologici e stressanti della vita probabilmente creano in questa fase il mix più esplosivo». Se genetica ed eventi stressanti possono aprire la porta alla malattia, tra i fattori protettivi Cantelmi ricorda il fatto di avere una famiglia funzionale, lavorare, non dover far fronte a problematiche affettive. «Infine, bisogna ricordare che la depressione oggi più che mai può e deve essere curata. Il silenzio e lo stigma – conclude – sono nemici del malato, non della malattia».

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