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Trionfo dei NO: suicidio politico di Renzi

E’ quindi perso il “Renzirendum” e clamorosamente anche. D’altra parte nessuno si sarebbe aspettato un esito diverso e, probabilmente, neanche il Presidente del Consiglio ormai dimissionario, stando alle dichiarazioni rilasciate quando il tracollo era ormai evidente.

Che cosa possiamo aspettarci per le prossime ore ed i prossimi giorni? Da un punto di vista squisitamente costituzionale, una volta presentate le dimissioni irrevocabili al Presidente della Repubblica, spetterà a quest’ultimo avviare una sessione di consultazioni con le forze politiche rappresentate in Parlamento e verificare se l’attuale maggioranza sia o meno in grado di esprimere una personalità da incaricare. In caso positivo, Mattarella procederà a dare l’incarico che il candidato accetterà eventualmente con riserva. In caso negativo, il Presidente verificherà se è possibile rinvenire nelle forze parlamentari una maggioranza alternativa, magari per un governo “di scopo” che risolva il pasticcio della legge elettorale, inclusa quella per il Senato, al momento assente all’appello, per poi andare al voto più probabilmente all’inizio dell’Estate 2017. Infine, nel caso di evidente crisi parlamentare, quando cioè nessuna delle possibilità suindicate possa concretizzarsi, resterebbe un’unica strada: che a fare la legge elettorale per il Senato sia un “governo del Presidente” ed in questo caso il candidato potrebbe essere il Presidente del Senato o altra figura “super partes”. L’esito, nuovamente, sarebbe il voto a giugno.

Questo per chiarire ai miei due lettori che, per quanto le opposizioni abbiano fatto di tutto per contrabbandare quest’idea, il “Renzirendum” non è l’elezione diretta del Presidente del Consiglio o la bocciatura del premier dimissionario. Renzi ne ha tratto le ovvie conseguenze politiche ossia, in parole molto crude, ha finito di strangolarsi col cappio che si è caparbiamente e proterviamente annodato intorno al collo negli ultimi dodici mesi. L’Italia resta ancora una Repubblica parlamentare nella quale la sovranità, pur popolare, si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione la quale, con una certa saggezza, garantisce ai cittadini il diritto di associazione politica in partiti per partecipare alla vita politica nazionale.

renzidown

Insomma, decidono gli eletti in Parlamento (ossia i partiti), come è sempre stato dal ’48 ad oggi: il Presidente del Consiglio, con buona pace del sempre più senescente Berlusconi e del suo trucco da circense di scrivere il proprio nome sui simboli delle liste elettorali, è espressione del Parlamento e non direttamente dei cittadini.

Torniamo quindi al discorso sul futuro prossimo venturo che tentavo di spiegare poc’anzi e mi sbilancio in una prognosi: la maggioranza terrà e terrà anche al Senato, sia pure al prezzo imposto dai verdiniani – Alfano, poverino, non ha alternative a questa legislatura, chiuderla anzitempo sarebbe la sua condanna alla sparizione dalla scena politica italiana.

Ci sarà quindi, molto probabilmente, un nuovo governo con un Presidente espresso dal PD, in quanto partito di maggioranza relativa, che, auspicabilmente, concluderà la legislatura alla sua scadenza naturale.

Quanto all’omino di Rignano non pensiate sia finita qui: Renzi tornerà a fare il “dante causa”, avendo almeno evitato di commettere l’errore cui l’avrebbero volentieri indotto gli amici della “ditta” (Bersani & co.) ossia lasciare la carica di segretario del Partito. Carica che utilizzerà nei prossimi mesi, dopo aver messo al riparo la legislatura, per fare i conti con la minoranza interna, celebrare un nuovo congresso e ripresentarsi nel 2018 più bello e arrogante che pria.

Berlusconi, infatti, deve fare i conti con la salute precaria, mentre le opposizioni “minori” (Lega, Meloni ecc.) continueranno a litigare su tutto ed i Grillini rimarranno inevitabilmente vittima della loro sindrome dell’autosufficienza politica e della incurabile sostanziale inconsistenza tecnica, preferendo rimanere comodamente all’opposizione di tutto e di tutti. Ed è meglio così.

Una cosa è davvero cambiata, tuttavia. Ora Renzi e D’Alema hanno davvero qualcosa in comune: aver dimostrato una incredibile capacità di suicidarsi politicamente per la troppa protervia e l’ego smisurato.

 

Cosimo Benini

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