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Lavoro, Fassina (PD): no a legge che punisce solo dipendenti

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Stefano Fassina

Stefano Fassina

Lo afferma il deputato Pd Stefano Fassina, ex responsabile economico nella segreteria Bersani, in una intervista a Libero: “Il contratto di inserimento a tutele crescenti, con l’articolo 18 che scatta dopo i 3 anni, è positivo. Va, però, accompagnato da un disboscamento della giungla di contratti precari. Altrimenti questi continueranno a essere più convenienti per le imprese. Gli altri due punti, invece, non vanno bene.

La proposta di dimensionamento e di inasprire i controlli hanno come presupposto l’idea che il problema della produttività sono i lavoratori lavativi e sabotatori. Non è cosi. Possono esserci singoli casi su cui bisogna intervenire, ma la produttività è un problema di politica macro-economica che va cambiata e di investimento in innovazione del prodotto. Spero non si assecondino illusorie scorciatoie che farebbero male alle imprese e all’economia”.

Fassina paventa il voto contrario della minoranza Pd sul Jobs Act. E aggiunge: “I partiti del presidente Sacconi e del senatore Ichino rappresentano un decimo del Pd. Ma credo che nel Pd ci sia qualcuno che utilizza in modo strumentale le posizioni degli alleati”, “credo che una parte della maggioranza usi le posizioni degli alleati per giustificare una linea che sarebbe bene discutere negli organismi del Pd”. E conclude: “Continuare a svalutare il lavoro nell’impossibilità di svalutare la moneta vuole dire stagnazione, aumento della disoccupazione e del debito pubblico. E’ regressivo per il lavoratore, recessivo come impatto sull’economia. La promozione del lavoro non passa dalla riduzione delle retribuzioni, che è l’obiettivo implicito di questi interventi”.

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