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Il Messaggero – Cronaca di Roma A Morena esplode la gioia «Finalmente Raniero è libero»

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Hanno sperato fino all’ultimo in quello che ormai chiamavano «miracolo». Le persiane socchiuse, poca gente in strada: una mattinata fatta di silenzi e respiri trattenuti quella trascorsa ieri a Morena, dove vive la famiglia Busco, una palazzina di due piani nella quale parenti e amici hanno aspettato con ansia la sentenza della Corte d’Appello.

La tensione si è sciolta, trasformandosi in grida di gioia, solo dopo le 13.30, quando dalle tv accese nei negozi vicino a via Anagnina è arrivata la notizia: «Raniero Busco è stato assolto per non aver commesso il fatto». «Libero! E’ finalmente libero!» le prime parole di Simone Prelpi, amico d’infanzia di Busco, condannato in primo grado a 24 anni per l’omicidio dell’ex fidanzata Simonetta Cesaroni, massacrata con 29 coltellate il 7 agosto del 1990 in via Poma. Simone ricorda le ansie di Raniero a Pasquetta, giorno di festa trascorso ai Pratoni del Vivaro: «Eravamo insieme alle nostre famiglie, Raniero ha cercato di non fa trasparire la preoccupazione davanti ai suoi due figli, ma eravamo tutti in apprensione pensando a questa giornata».
«Lo abbiamo sempre saputo che era innocente, siamo sempre stati al suo fianco». Tiziana conosce bene Raniero e Roberta, la moglie di Busco: «I nostri figli – ha detto – frequentano la stessa scuola, stanno sempre insieme e abbiamo sperato fino all’ultimo che la Corte d’Appello facesse finalmente chiarezza». E’ stata festa anche nel bar di via del Fosso di Sant’Andrea, dove fino a poco tempo fa sulle vetrine era stata affissa una locandina «per esprimere solidarietà a Raniero e alla sua famiglia» ha spiegato Carlo, il gestore del locale. Un appello che si era tradotto in una petizione e una raccolta di centinaia di firme «per chiedere l’assoluzione di Raniero». Dopo poco la lettura della sentenza, è iniziata la corsa per andare ad abbracciare Giuseppina, la mamma di Raniero, che abita nella stessa palazzina del figlio. Maria, Antonietta, Nicoletta sono state le prime ad arrivare: «Siamo felicissime, finalmente Giuseppina e Raniero possono ricominciare a vivere». Poi il carosello di auto davanti al cancello di casa Busco, i clacson impazziti di chi continuava a gridare a finestrini aperti «Raniero libero! Viva Raniero!». …….  (di LAURA BOGLIOLO)

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