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Il Messaggero Cronaca di Roma | «Così salveremo l’Idi-San Carlo»

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Rassegna Stampa – Cronaca e Notizie di Roma

Lavoriamo perché i dipendenti dell’Idi-San Carlo trascorrano una Pasqua serena. Non affronteremo solo l’emergenza, ma rilanceremo l’ospedale. Poi la Santa Sede farà un passo indietro e sarà la Congregazione, anche, se necessario, con l’aiuto di un partner privato, a proseguire la missione. Non nascerà il polo sanitario del Vaticano che ipotizzava qualcuno. Sono in sintesi i messaggi del cardinal Giuseppe Versaldi, presidente della Prefettura degli Affari economici della Santa sede, l’uomo che qualche giorno prima delle dimissioni, papa Benedetto XVI nominò come delegato pontificio per la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione (a cui fa capo l’Idi-San Carlo). Il cardinal Versaldi, 69 anni, piemontese, è stato chiamato ad aiutare la congregazione e l’Idi-San Carlo a uscire da una palude senza precedenti: 600 milioni di debiti, dipendenti da agosto senza stipendi, inchiesta giudiziaria sui vecchi dirigenti. Il cardinal Versaldi, prima di entrare in conclave, vuole andare all’Idi a incontrare il personale e assicurare il suo impegno. Andrà forte del mese in più concesso dal tribunale fallimentare per la procedura del concordato. Perché è importante questa proroga ottenuta dal tribunale e confermata proprio l’altro giorno? «C’è una ragione funzionale e sostanziale. Avremo più tempo per preparare il piano di risanamento. Che non servirà solo a tamponare l’emergenza, ma anche a rilanciare l’ospedale. È il segnale di fiducia del tribunale per la nuova governance, che comprende la discontinuità con il passato». Lei è stato nominato da papa Ratzinger. «Vorrei sottolineare che è stato uno degli ultimi gesti pastorali di papa Benedetto XVI che è anche vescovo di Roma e mostra attenzione al territorio di Roma e alla categoria degli ammalati che evangelicamente rappresentano la categoria dei poveri. In fondo nel mio ruolo di delegato pontificio c’è ancora la mano del papa anche con la sede vacante». Quanto è grave l’emergenza che sta vivendo l’Idi-San Carlo? «Quando sono stato nominato delegato pontificio non conoscevo la situazione, se non di riflesso. Un vantaggio: non ho pregiudizi. Sono di supporto ai Figli dell’Immacolata Concezione. Non spetta a me definire le responsabilità che sono individuali, ma sono in grado di vedere il danno notevole ai malati e ai dipendenti. E alla stessa congregazione. Questa situazione di crisi è un invito ai religiosi al ritorno al loro carisma. La maggior parte ha agito bene, qualcuno forse no. Degli aspetti penali, però, si occuperò la magistratura». Come si svolge il suo intervento a sostegno del gruppo Idi-San Carlo? «Ho nominato due vicari: monsignor Filippo Iannone, delegato vicario alle funzioni canonico-religiose per la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, e il professore Giuseppe Profiti, presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, per le funzioni amministrative-gestionali. Era molto grave lo stallo. Il nostro compito è riavviare l’attività dell’ospedale, riaccenderne il motore, a vantaggio dei pazienti, che sono diminuiti, e dei dipendenti che aspettano il giusto salario, ed è lodevole che abbiano lavorato pur senza emolumenti. Stiamo tentando di evitare il fallimento. Questi 30 giorni di proroga del concordato preventivo ci consentiranno di programmare il rilancio». La nomina del professor Giuseppe Profiti, presidente del Bambino Gesù, ha fatto balenare l’ipotesi della creazione di un polo della sanità della Santa Sede. «Lo escludo assolutamente. Già nella mia nomina scritta era esplicitato che non ci sarebbe stata acquisizione. L’Idi-San Carlo, una volta risolti i problemi, tornerà alla Congregazione. La Santa Sede non vuole sostituirsi ai Figli dell’Immacolata Concezione ma fare sì che possano saggiamente e prudentemente tornare al loro carisma. Bisogna sempre ricordare che sono stati loro a costruire queste importanti strutture di eccellenza. Preciso anche che non ci saranno finanziamenti del Vaticano. Offriamo competenze, credibilità grazie ai due vicari, saranno essi stessi trovare le risorse per uscire da questa situazione». …. Mauro Evangelisti

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