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Il Messaggero – Cronaca di Roma. Facchini della coca in aeroporto colpo ai boss del narcotraffico

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Base operativa a Cinecittà. Emissari a Monte Sacro, a Monteverde, all’Appio e all’Eur. I boss a San Cesareo, il laboratorio chimico a Montecompatri, milioni di euro in immobili e contanti. Un blitz anti-droga di queste proporzioni trentadue arresti, cinquanta indagati, trecento carabinieri in campo, dieci quartieri coinvolti non si vedeva da anni. La decapitazione di una banda con legami e manovalanza in tutta Roma conferma, dopo un’indagine durata tre anni, che il traffico degli stupefacenti è una attività lavorativa a tutti gli effetti per un numero ormai non più quantificabile di persone. Tra i fermati ci sono tre facchini dell’area cargo dell’aeroporto di Fiumicino: la cocaina arrivava dalla Colombia, mittente una società di Medellin, la città roccaforte dell’omonimo cartello, simbolo mondiale del narcotraffico.

L’operazione dell’Arma, auto, elicotteri, moto, cani da fiuto, è scattata all’alba. Denominazione «Calma piatta», dalle parole usate da alcuni dei fermati, intercettati al telefono, per descrivere l’assenza di pericoli durante lo spaccio. Le indagini, portate avanti dal nucleo operativo dei carabinieri della compagnia Casilina, guidata dal maggiore Domenico Albanese, sono partite addirittura il 6 febbraio del 2009. Quel giorno a Cinecittà A.G., oggi 41 anni, fu gambizzato con tre colpi di pistola. Gli investigatori hanno sempre ritenuto che il tentato omicidio fosse legato al traffico di stupefacenti e alla fine, tassello dopo tassello, hanno ricostruito l’organigramma di una banda di «assoluto spessore».

G. è tra le persone arrestate, tutte prese ieri mattina nel giro di poche ore, ma viene ritenuto un elemento di «secondo piano». I capi dell’organizzazione, secondo gli ordini di arresto emessi dalla Procura, sono R.P., 50 anni, e A. M., 56, entrambi di San Cesareo, entrambi con villa, entrambi macchinone, precedenti e conto in banca a parecchi zeri. La vera base operativa dei due, però, era Cinecittà, quartiere dove fu gambizzato G., e di lì partivano gli ordini per i capizona. A Monteverde I. R., 50, detto «Il Barone». A Monte Sacro P.B., 48, del Tufello (ma aveva tenuto per sé la supervisione). A Roma Sud F.F., soprannominato «Zito», S.D.P., A. N. e U. N., «Crik» per i complici…………. (di LUCA LIPPERA)

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